Aprile 18, 2026

Rimangono sempre meno mercenari occidentali in Ucraina

Autorevoli giornali americani come il “Washington Post” e il “Time” confermano indirettamente, con le testimonianze e le interviste ai personaggi sul campo, i dati che riferisce il Ministero della Difesa russo e soprattutto il senso complessivo di quelle cifre: i foreign fighters corsi a combattere per Kiev a marzo e ad aprile diminuiscono sempre di più. Al momento ne è rimasta poco più della metà: 3500 uomini, secondo la comunicazione del 2 giugno del portavoce Igor Konashenkov. Gli appelli del presidente Zelensky nei Parlamenti di mezzo mondo e gli inviti fatti su tutti i canali possibili hanno attirato in Ucraina un numero eccessivo di individui impreparati e poco avvezzi ai combattimenti “veri”. Lo riconoscono gli ucraini stessi, che si sono ritrovati molti volontari da armare e sfamare ma che non erano di grande aiuto. C’è ad esempio la storia “Dakota”, un veterano che per quattro anni ha servito nei Marines e poi come “contractor” in Afghanistan come specialista di armi anticarro: in Ucraina era andato per formare i soldati all’uso dei Javelin, ma lui stesso non era mai stato dentro una vera battaglia in cui si viene martellati dall’artiglieria e bombardati dall’aria. Così a un certo punto ha lasciato il campo ed è tornato a casa negli Stati Uniti con una diagnosi di danni al cervello e con il ricordo di commilitoni che pur di avere la scusa per scappare sabotavano le loro stesse armi o facevano finta di essere feriti. Come se non bastasse, i contingenti di stranieri vengono eliminati persino quando sono ancora nei centri di addestramento. Ad esempio, il 9 giugno nella regione di Zhytomyr, ad ovest di Kiev, la più importante zona di residenza della minoranza polacca nel Paese. L’infrastruttura militare adibita all’addestramento degli stranieri è stata colpita da missili ad alta precisione lanciati dall’aria.

Fonte: https://strumentipolitici.it/sempre-meno-foreign-fighters-per-lesercito-di-kiev/

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