Nel Donbass ormai passato sotto il controllo della Repubblica Popolare di Donetsk, vivono centomila greco-ucraini, soprattutto nella città di Mariupol. Questa minoranza etnica e linguistica (parlano russo) ha subito le discriminazioni delle leggi sull’idioma per la scuola e i luoghi pubblici e le difficoltà di una vita divisa fra due diverse zone, quella governata da Kiev e quella dei separatisti filo-russi. La comunità non ha una posizione univoca, così come non ce l’ha la società greca. Il governo del premier Kyriakos Mitsotakis si è fin dall’inizio schierato dalla parte di Kiev e di Washington, mandando armi e permettendo a Zelensky di intervenire in video-conferenza al Parlamento di Atene. Ma proprio questo discorso ha generato molte polemiche fra i politici ellenici, perché ha trasmesso anche il video di un miliziano del battaglione neo-nazista Azov. L’ex primo ministro Alexis Tsipras ha condannato l’accaduto, dicendo che, pur garantendo solidarietà all’Ucraina, “un nazista non può dire la sua in Parlamento”. E anche dal governo qualcuno ha avuto il coraggio per dire che il video-messaggio era “erroneo e inopportuno”. E i greci stessi non negano certo di sostenere umanamente gli ucraini, ma secondo un recente sondaggio più della metà di loro si esprime in modo critico verso Zelensky e un quinto appoggia apertamente la Russia. Il professore universitario Nikos Marantzidis spiega come in Grecia l’opinione pubblica sia essenzialmente russofila per via della comunanza con Mosca di storia, cultura e religione. Inoltre persiste un atteggiamento di sospetto e rigetto verso quell’Occidente che nel 1999 bombardò la Serbia e che negli ultimi anni ha imposto tagli e austerità a un’economia messa in ginocchio. Fonte: https://strumentipolitici.it/la-nuova-vita-dei-greci3-di-mariupol4-dopo-la-resa-del-battaglione-azov/

