Nonostante la crisi pandemica, alcuni temi, non possono essere accantonati. Tra questi la riforma della cittadinanza italiana ancora legata ad una arcaica forma del “diritto di sangue” . Non dico che esso vada abolito ma semplicemente affiancato dallo “ius soli” .
E’ infatti, immorale sul piano etico che vi siano ragazze e ragazzi nati in Italia, che frequentano anche con successo le scuole e le Università italiane eppure per legge non sono italiani.
La cittadinanza per nascita è una priorità. Ora, al di la di questione etiche e morali vi sono anche questioni economiche che spesso tralasciamo. Infatti, le studentesse e gli studenti “stranieri” per nascita frequentano le nostre scuole e università , vuole dire che per la nostra Nazione sono un investimento come lo sono i loro colleghi “italiani”. Eppure a ben vedere è un investimento perso perché non essendo italiani de jure non riusciamo a permettergli di affermarsi nella società italiana a pieno titolo . Ovvero, spendiamo senza che la società ne abbia un ritorno perché giuridicamente “stranieri”.
Secondo aspetto questi giovani avendo una doppia nazionalità (concetto ben diverso da cittadinanza) possono essere una risorsa per il nostro Paese aprendo un ponte professionale, imprenditoriale e sociale con i Paesi di origine dei loro genitori o nonni .
Insomma da qualsiasi punto la mettiamo lo ius soli è solo un vantaggio
Marco Baratto
Incontri Culturali Franco Italiani
