Luglio 24, 2024

Riflessione sulla presa di posizione dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti umani sulla situazione in Francia

La tragica morte di un minorenne per mano della polizia ci ricorda che la Francia deve intraprendere un’azione decisiva per affrontare la questione del razzismo sistemico che esiste nelle sue forze di polizia, secondo quanto riportato dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

È imperativo che la Francia intraprenda un’azione decisiva per affrontare le radicate questioni di razzismo e pregiudizio che sono prevalenti nelle sue forze di polizia, ha dichiarato venerdì la portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, in risposta all’ uccisione di Nahel da parte di un agente di polizia che gli ha sparato a bruciapelo in un quartiere periferico.

 
La sera della tragedia sono scoppiate violenze a Nanterre e in diverse altre città della regione Ile-de-France, prima di diffondersi in altre città francesi la notte successiva. Giovedì, al termine della marcia bianca organizzata a Nanterre per rendere omaggio alla vittima, sono scoppiati scontri tra giovani e polizia, mentre a Marsiglia, Lille e Lione la tensione è esplosa già in serata.
 
Temendo ulteriori violenze, le autorità della regione Ile-de-France hanno deciso di fermare gli autobus e i tram dalle 21.00 di giovedì sera, mentre le città di Clamart e Compiègne hanno dichiarato il coprifuoco notturno. Di fronte al rischio che la situazione possa degenerare come i disordini nelle periferie del 2005, il Ministero dell’Interno ha annunciato la mobilitazione di 40.000 agenti di polizia e gendarmi in tutta la Francia.
 
Vi è un rischio ancora più grande la frattura sociale che potrebbe coinvolgere l’intera società non solo francese ma europea in generale. L’avanzata di movimenti estremisti sia di destra sia di sinistra non permetterebbo la solidità dell’intero continente europeo. Vi è in gioco non solo la tenuta delle istituzioni repubblicane ma l’intera modo di coesistenza. 
Infatti, le rivolte nelle fasce periferiche , anche socialmente delle città, dimostrano come le diseguaglianze, sempre più marcate hanno non solo risvolti di ordine pubblico ma anche politico. La storia del novecento europeo è putroppo connotata da momenti in cui le frange estreme della politica si sono affrontate e spesso a prevalere sono state le forze anti democratiche. La Francia, in modo particolare sconta una debolezza politica, dove il parlamento è di fatto dominato da forze estreme ed i partiti tradizionali che hanno assicurato la tenuta delle istituzioni ormai sono minoranza. 
 
Sia il Partito Socialista, sia la destra gollista nei fatti sono minoritarie e non fungono più da collante sociale . Quello che accade in Francia non è solo questione di odio etnico ma, anche sociale che rischia di dilagare anche in Europa. I fatti della Svezia, dove si è peremsso di bruciare il Corano , sono un corollario della situazione grave in cui versa l’intera Europa. 
 
La pandemia prima ed ora la guerra fisica nel continente europeo hanno messo ha dura prova le economie delle nazioni europee, ma hanno messo anche a dura prova la coesione sociale è come se si fosse scatenata una guerra nella guerra . Inoltre, è proprio su questi fatti che anche l’integralismo che dice religioso, mette le sue radici più forti. La via del dialogo sociale, della moderazione e di una cultura che sappia includere sono la via . Occorre accanto a strumenti repressivi mettere in piedi modelli che sappiano costruire o ricostruire una personalità che magari è stata provata nelle carceri o nella vita di strada. Se non si metterà in piedi anche questo secondo pilastro , le tensioni e le rivolte non cesseranno anzi continueranno e saranno terreno fertile per gli estremisti di ambo le parti. 
 
Marco Baratto
Marco Baratto

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