Orlandino Greco “Mastru Peppe”…ucciso dalla globalizzazione 

Orlandino Greco “Mastru Peppe”…ucciso dalla globalizzazione 

“Mastru Peppe”…ucciso dalla globalizzazione 

 

La storia ha un suo corso. Ci muoviamo lentamente ma inesorabilmente verso la globalizzazione e l’omologazione. Lo sviluppo scientifico e la riproducibilità tecnica rendono difficile distinguere tra un oggetto originale e la sua copia, tra la persona e il suo avatar. È di questi giorni la notizia che si vuole creare un “cibo sintetico” uguale per tutti, così come in Cina si sta realizzando un palazzo a 26 piani dove verranno allevati 600 mila maiali ogni anno senza mai vedere l’aria, il vento il sole. L’omologazione sta investendo tutti gli aspetti della nostra vita: dal cibo, ai vestiti, al linguaggio, si utilizzano frasi fatte, intercalate con termini inglesi o latini per fare sfoggio di cultura, ma è arduo rintracciare, dietro questo fiume di parole, un pensiero originale. Il filosofo tedesco Heidegger descrive il fenomeno come: mondo della “chiacchiera”. 

Omologazione significa trovarsi in qualsiasi parte del mondo e avere i McDonald’s, le grandi marche, i grandi magazzini e soprattutto significa porre in difficoltà un marziano che scendendo nei corsi principali delle grandi città del mondo non sappia trovarne le differenze e individuare la nazione in cui si trova .

 

Omologazione è soprattutto la progressiva scomparsa delle “differenze” che rendono le persone, i luoghi e le attività uniche ed irripetibili. Da notare che sono proprio le differenze che rendono le persone quelle che sono e le differenziano dalle altre. Già Pasolini aveva intuito le conseguenze negative della globalizzazione: la progressiva scomparsa della cultura popolare, con la ricchezza dei suoi dialetti, le caratteristiche inconfondibili dei borghi, la singolarità dei nomi e dei soprannomi che coglievano le caratteristiche più significative delle persone e soprattutto ne identificavano la storia e la famiglia. Quello che Pasolini aveva intuito e temuto oggi si sta realizzando. Ma c’è pure chi resiste all’ omologazione, pochi invero e sempre meno. Resiste qualche sarto che lavora su richiesta e cuce a mano vestiti su misura e unici. Calzolai che ancora fanno scarpe cucite a mano e personalizzate. Resistono ancora artigiani che sperano di lasciare il mestiere ai loro figli che hanno però già la valigia pronta per partire. Chi non resiste e’ la vita nei borghi ormai omologata all’abbandono e al silenzio con sempre meno giovani e sempre meno voci. Ci saranno certamente i giuseppe, i francesco o la francesca ma non si udiranno più i suoni di Mastru Peppe, Mastru ciccuzzu, o donna Francisca, tutti uccisi dalla globalizzazione. Dietro ogni nome c’era un appellativo che indicava un mestiere, una storia, di ricchezza o di povertà , ma una storia di dignità e di sacrifici.

 

La storia scorre come un fiume, cambia, ma ci sono costanti che restano immutabili. Nel vangelo Cristo dice: “i poveri li avrete sempre con voi” e ci saranno sempre i ricchi Epuloni e i poveri Lazzari, ma la cosa triste è che anche la povertà avrà perso in dignità . 

 

Buona domenica 

Orlandino