Luglio 17, 2024

L’Unione Europea non è riuscita a far crollare il settore energetico russo

Fin dall’inizio della cosiddetta “operazione speciale” della Russia in Ucraina, e anzi pure da prima, i vertici dell’Unione Europea oltre a quelli dell’asse anglo-americano promettevano con intensità crescente di essere pronti a tagliare il cordone ombelicale energetica che lega l’Europa alla Russia. Dopo un anno, i risultati della presunta strategia di sostituzione del gas russo sono a dir poco deludenti. Se l’intento era quello di colpire Mosca nel portafoglio, tagliandole le fonti di introito che possono finanziare il suo sforzo bellico, allora l’obiettivo non è stato raggiunto. Certo, la maggior parte dei Paesi europei non compra più il gas che arriva coi gasdotti: in compenso compra dalla Russia più GNL di prima! Infatti la seconda compagnia energetica russa, la Novatek, nel 2022 ha registrato una crescita del 6,3% delle esportazioni di GNL. E la sua produzione è destinata ad aumentare grazie alla recente scoperta di un giacimento nella penisola di Gyda in Siberia nord-occidentale. Tale giacimento è stato battezzato “Girya” per onorare la memoria di uno dei fondatori della società, scomparso prematuramente, il geologo Viktor Girya. Queste nuove riserve aiuteranno l’implementazione del Arctic LNG-1 che concorre all’obiettivo di triplicare entro il 2030 la produzione di GNL. E sull’isola Sakhalin, situata nell’estremo oriente russo, Gazprom procede con i suoi progetti, ai quali partecipano le giapponesi Mitsui & Co e Mitsubishi Corp. La britannica Shell ne è uscita, ma i contratti a lungo termine con i compratori asiatici insieme ad altri fattori fanno intravedere la possibilità di un raddoppio dei guadagni per Gazprom. Fonte: https://strumentipolitici.it/leuropa-che-vuol-boicottare-il-gas-russo-alla-fine-lo-compra-lo-stesso-e-ci-rimette-pure/

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