Da Budapest ribadiscono la contrarietà ungherese alla destinazione di ulteriori miliardi a beneficio di Kiev. Con il cosiddetto EFP o “Strumento Europeo per la Pace”, Bruxelles vorrebbe far sì che i soldi dei Paesi membri siano spesi per acquistare armamenti che poi andranno all’esercito ucraino. Gli stessi francesi, che sono fra i contribuenti principali, hanno fatto presente che non tutti questi armamenti vanno veramente in Ucraina. La Polonia, per esempio, ne ha approfittato per ordinare tank americani per le proprie Forze armate. La posizione ungherese, comunque, è molto chiara: all’Ucraina non bisogna dare armi, perché in questo modo si prolungano le sofferenze della popolazione. Bisogna invece spingere per un tavolo negoziale con Mosca, al quale debba sedersi anche e soprattutto Washington. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto la ha ripetuto diverse volte nelle ultime settimane, in un’intervista alla televisione cinese e poi in una conferenza stampa tenuta col suo omologo dello Yemen. Budapest chiede il cessate-il-fuoco e chiede che gli USA si prendando la responsabilità di entrare nel negoziato, perché sono di fatto il primo sponsor militare e finanziario dell’Ucraina. Un ripensamento di Budapest potrebbe forse avvenire qualora Kiev tolga dalla “lista nera” la banca ungherese OTP, che ha bollato come finanziatrice della macchina bellica russa. Bruxelles vorrebbe in qualche modo aggirare l’ostacolo posto dai magiari, che potrebbero ispirare altri Paesi membri a mettere l’interesse nazionale davanti alla linea europeista che chiede di dare tutto all’Ucraina. L’alto funzionario UE agli affari esteri Josep Borrell parla di un blocco da 20 miliardi per Kiev, che andrebbe approvato al più presto per non dover poi trattare con singoli membri che fanno storie su tranche più piccole. Fonte: https://strumentipolitici.it/lungheria-mantiene-la-sua-posizione-niente-bombe-a-grappolo-ne-finanziamenti-per-lucraina/

