Aprile 17, 2024

Il legame indissolubile tra Smorfia e Tombola

Un elemento indissolubilmente legato alla Smorfia Napoletana è senza dubbio la Tombola. Se le origini della Smorfia sono tuttora incerte, quelle della Tombola hanno una data ben precisa. Era il 1734 quando il re di Napoli e Sicilia Carlo III di Borbone ebbe un’aspra diatriba con il frate domenicano Gregorio Maria Rocco. Il re aveva deciso di legalizzare il gioco del lotto perché riteneva che la clandestinità causasse una considerevole mancanza di entrate per le casse dello stato. Il monaco osteggiava con tutte le sue forze questo provvedimento perché riteneva il gioco come un “ingannevole ed amorale diletto” puntando il dito contro alcune figure rappresentate dalla Smorfia che erano ritenute da molti ecclesiali come “eccessivamente disinibite”. Un altro effetto negativo della legalizzazione del gioco era, per fra Gregorio, la distrazione del popolo dalle attività di preghiera. Alla fine a spuntarla fu il sovrano napoletano, ma ad una fondamentale condizione: le attività di gioco dovevano essere interrotte nel periodo natalizio proprio per evitare che diventasse una distrazione per i fedeli. Ma il popolo non ci stava e così fu inventato un tipo di gioco che sostituiva il lotto, ma ne ricordava molto la forma: la Tombola. Furono così introdotte 90 tessere numerate che venivano messe in un cesto di vimini e disegnati i numeri sulle cartelle. Da qui il comune nome “Lotto” cambiò in “Tombola”, grazie alla forma cilindrica della tessera di legno numerata e dalla somiglianza della stessa con il tombolo, oggetto utilizzato a quel tempo. Nasce così il gioco tipicamente natalizio che già da principio risultò essere strettamente legato alla Smorfia Napoletana. Il giocatore con il cartellone, oltre ad annunciare il numero, è tenuto anche a dire il significato dello stesso sulla Smorfia questo per far sì che i soliti “duri di orecchie” sempre presenti durante le tombolate in famiglia, possano meglio comprendere il numero estratto. La Smorfia e Tombola hanno molto in comune semplicemente perché sono “sorelle”; sono infatti entrambe figlie dell’incredibile fantasia del popolo napoletano.

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