Le monarchie dell’Europa nordoccidentale hanno dato un appoggio molto generoso all’Ucraina, sia sul piano finanziario che su quello militare. Tuttora continuano a staccare tranche poderose di miliardi di euro sotto forma di munizioni o donazioni. Però è giunto il momento della riflessione anche per Bruxelles, Aia e Lussemburgo. Persino il ricchissimo Granducato, ad esempio, si è reso conto che il suo esercito, già minuscolo se non praticamente simbolico, può rimanere sguarnito e sostanzialmente impoverito. Occorre provare a rinforzarlo, ma serve tempo e servono altre condizioni che oggi mancano. Belgio e Olanda avevano iniziato a integrare parte delle proprie forze armate, ma nemmeno questo basta a farli sentire pronti alle eventuali sfide del futuro. Il Belgio aveva eliminato i propri carri Leopard per risparmiare sulla manutenzione e lo aveva fatto pure l’Olanda, anche se quest’ultima li ha poi ricomprati dai tedeschi. Infatti il punto centrale della questione è che i tre Stati del Benelux hanno puntato tutto sulla difesa sul confine est data “in appalto” agli ucraini. Ma oggi Kiev non sta vincendo, anzi vi sono segnali paurosi di cedimento. Perciò le suddette monarchie si sono accorte di dover riprendere in mano la funzione della difesa nazionale. Ma hanno anche visto di avere molto da fare per rafforzarsi a un livello adeguato. Al tempo stesso non vogliono o non possono permettersi di mollare Kiev proprio adesso, perciò insistono con l’invio di armamenti. L’Olanda, ad esempio, ha stabilito l’invio dei suoi caccia F-16. Aumentando la posta in gioco, aumentano anche il rischio di una disfatta interna, perché i loro cittadini sono stanchi di pagare per armare gli ucraini contro un nemico col quale preferirebbero fare affari in pace. Fonte: https://strumentipolitici.it/resta-poco-agli-eserciti-del-benelux-dopo-aver-fornito-kiev-di-armi-e-munizioni/

