Il 30% dei pazienti deceduti per Covid presentavano anche microrganismi multiresistenti nel corpo

Oggi, a Roma, si sono riuniti i massimi esperti del panorama italiano sul tema infezioni correlate all’assistenza con l’obiettivo di fare il punto su ciò che è

stato fatto e che c’è ancora da fare nella lotta alle infezioni ospedaliere sul territorio nazionale. L’evento conclude il Progetto ICARETE “Focus Lotta alle

infezioni correlate all’assistenza”, organizzato da Motore Sanità e realizzato con il contributo non condizionante di MENARINI, che ha visto coinvolti i

massimi esperti clinici e istituzionali durante un percorso che ha toccato 12 Regioni. L’antimicrobico resistenza è un problema globale. Oggi durante il

webinar è stato sottolineato dagli esperti l’importanza di dare un rapido accesso e valorizzare le nuove terapie antibiotiche, che possano fare la differenza.

 

Una problematica che non si è attenuata durante l’emergenza Covid come sottolineato da Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI e presidente FISMELAB:

“Al momento molti dei decessi da Covid, circa il 30%, presentavano anche microrganismi multiresistenti pertanto si dovrà indagare la concausa di

aggravamento sino alla morte di questi pazienti per patogenesi legati ad eventuali infezioni sostenute da questi microrganismi multiresistenti. Non possiamo

distinguere ogni singolo decesso da cosa è stato causato, ma sicuramente uno dei possibili fattori può essere anche l’insufficienza grave d’organo dovuta

a molteplici fattori tra i quali la presenza di microrganismi multiresistenti”. Questi dati meritano un’indagine nazionale al fine di individuare la reale incidenza di

infezioni sostenute da microrganismi multiresistenti in pazienti affetti da Covid. “Queste percentuali di multiresistenze – prosegue l’esperto – si allineano con

quelle riscontrate anche prima del Covid e sottolineano la gravità della situazione riguardante le ICA e le antibioticoresistenze anche a livello internazionale”.