FSI, Sanità sicilia: analisi di un sistema

FSI CATANIA[/caption]
SANITA’ SICILIA:
Analisi di un sistema sanitario “malato”
Ormai da mesi in Sicilia, così come in altre regioni italiane, si sta discutendo diffusamente in tema di organizzazione e finanziamento del sistema sanitario regionale. Il dibattito attualmente in corso tra il Ministero della Salute e la Regione Sicilia è orientato soprattutto verso le inadeguatezze e le criticità che permangono nella Rete Ospedaliera prevista dalla Regione, circa l’applicazione del Decreto Balduzzi che, se non corrette in tempo, potrebbero spingere il Ministero verso una ipotesi di commissariamento. Anche la magistratura contabile ha suggerito un maggior controllo della spesa.
In queste ultime settimane la Regione Sicilia ha però risposto a queste osservazioni, tramite l’invio di una relazione su tutti i provvedimenti assunti recentemente per affrontare i nodi del riassetto strutturale.
L’organizzazione del sistema sanitario regionale, ora deve concentrarsi su interventi di razionalizzazione della spesa e di riorganizzazione dell’offerta con l’intenzione di effettuare una riconversione / taglio, di altri 500/600 posti letto. Ora, pur riconoscendo gli sforzi che la regione sta compiendo per allinearsi alle direttive ministeriali, si vuole focalizzare l’attenzione su due aspetti che appaino relativamente meno trattati nel dibattito attuale, ma che invece meritano estrema attenzione: alcune caratteristiche specifiche siciliane della spesa sanitaria corrente; il livello di performance della sanità siciliana sotto forma di prestazioni erogate.
L’analisi che proponiamo riguarda le prestazioni offerte, la capacità di controllo della spesa complessiva, la capacità di gestione del sistema. Quello che emerge è un quadro della sanità siciliana in progressivo peggioramento e in alcuni casi fortemente arretrato. Dato che, sotto il profilo strettamente economico, la sanità rappresenta la principale voce dei bilanci regionali, assorbendo attorno al 70% delle risorse complessive, la capacità di gestione economico-finanziaria della spesa sanitaria regionale, mostrano un’Italia a due velocità, con segnali preoccupati di diversificazione lungo l’asse Centro/Nord – Sud.
Se in Sicilia esiste un problema di riconversione di piccoli ospedali, sembra esservi anche, sotto il profilo del controllo della spesa, una questione rilevante rispetto alla gestione della spesa farmaceutica e di quella in convezione. Infatti, la Sicilia si colloca ai primi posti in Italia per il livello di spesa pro-capite; la seconda in merito alla spesa farmaceutica convenzionata; la terza in ordine a quella medico-specialistica convenzionata; e la sesta per i ricoveri in case di cura convenzionate/accreditate.
Però, ad una maggiore spesa in convenzione non corrisponde una minore spesa per la gestione diretta pubblica dei servizi. Inoltre, il fatto che la spesa per case di cura in convenzione sia più bassa di quella media del Centro-Nord non deve trarre in inganno: in quest’ultima area del paese è ricompreso anche il Lazio che presenta una spesa pro-capite per ricoveri in case di cura convenzionate abnorme rispetto al resto del panorama centro-settentrionale. Se quindi togliessimo il Lazio, altra regione in grave deficit, dalla media del Centro-Nord, otterremmo un valore pari a circa 130 euro pro capite di spesa in case di cura. Pertanto sarebbe consigliabile che la regione Sicilia, oltre che ipotizzare una riconversione di piccole strutture, prenda in considerazione la riduzione e un più stretto monitoraggio della spesa sanitaria pubblica in convenzione.
Inoltre non sembra delinearsi una Italia a due velocità, solo sotto il profilo della capacità di controllo della spesa sanitaria pubblica, ma l’Italia appare dividersi fra regioni del Sud e regioni del Centro-Nord, con le prime in ben più netta difficoltà e caratterizzate da livelli di performance più bassi delle seconde; ciò che è più preoccupante, a parere di chi scrive, non è però tanto che vi sia una differenza, quanto che tale differenza sia aumentata nel corso del tempo, ci mostra come la distanza fra queste due aree del Paese sia aumentata nel corso del quindicennio di regionalizzazione. Affermare che la distanza fra Sicilia e Centro-Nord è spesso aumentata non significa affermare che la Sicilia sia rimasta ferma in questi ultimi anni, infatti si sono notati miglioramenti nella sanità isolana, ma, il problema è che, nello stesso periodo, le Regioni del Centro-Nord hanno “corso” più velocemente rispetto alla Sicilia, introducendo miglioramenti più rapidi ed incisivi nei loro sistemi sanitari regionali.
Il quadro qui presentato, ci mostra una realtà preoccupante e spesso ingovernabile, sotto il profilo sia di capacità di gestione e controllo della spesa, che di performance del sistema degli interventi. Valutando la situazione attuale a partire da un punto di vista privilegiato, quale la sanità, il cui costo è di oltre 9 miliardi di euro, gli interventi di politica sanitaria nell’isola, risultano in affanno e poco incisivi per far sì che la regione riesca a rendere efficiente la risposta ai bisogni dei cittadini.
In conclusione, è indubbio che le possibili trasformazioni nella sanità siciliana debbano fare i conti con la necessità, quindi, di tenere presente il fattore occupazionale, nonché con il rischio di utilizzo distorto della leva della sanità pubblica per costruire o consolidare forme vecchie e nuove di clientelismo, tramite assunzioni di lavoratori o convenzionamenti con attori del settore privato. Il futuro del welfare siciliano si gioca quindi in uno spazio ristretto in cui occorre sviluppare circoli virtuosi con un migliore funzionamento del sistema sanitario pubblico, con immissione in servizio – fino ad ora solo annunciati – degli operatori sanitari, stremati da un asfissiante blocco del turn-over, altrimenti il rischio è quello di innescare ulteriormente meccanismi che allontanino sempre più la Regione dai livelli di perfomance del Centro-Nord Italia.
Il Segretario Territoriale
FSI – Catania
f.to Emilio Benincasa