La parola “bar” ha un origini incerte. C’è chi afferma che derivi dal verbo inglese to bar che significa sbarrare intendendo così la funzione del banco bar che separa l’operatore dal cliente.
Bar è anche detta quella sbarra che spesso si trova all’esterno del bancone e che può essere posta in basso per appoggiare i piedi o in alto con funzione di corrimano.
La storia del bar è stata preceduta da quella dei caffè che apparvero in Europa in seguito alla diffusione della bevanda nera, il caffè, intorno al 1700. Il bar rappresenta l’evoluzione del caffè.
Qualunque sia la sua origine è indubbio che quando si parla di bar si intende un esercizio pubblico dove la gente si ritrova e consuma bevande calde o fredde, piccole gastronomie e dove si può scambiare due chiacchiere e darsi un appuntamento.
Di bar ne esistono una grande varietà tutti caratterizzati da particolarità proprie che li contraddistinguono.
Le differenze tra un bar e l’altro sono determinate dalla posizione, dalla tipologia di clientela, dal tipo di servizio, dalla capacità del gestore ed altro.
Col nome di American Bar vengono designati quei locali in cui si consumano principalmente cocktail. All’interno vi lavora quasi sempre un professionista, e costituiscono il top dei bar per la degustazione di alcolici, vini e cocktail.
In maniera errata si tende a chiamare American bar un locale elegante che serve esclusivamente cocktail. In realtà l’American bar ha delle precise regole:
– Il banco bar è circolare per permettere di servire i clienti a 360º.
– Il personale che ci lavora è altamente qualificato con numerosi corsi e aggiornamenti.
– È particolarmente diffuso nelle grandi città.
Per fare risaltare l’importanza del banco e del rapporto del barman con la clientela, si evita di disporre la macchina da caffè sul banco, sistemandola nel retrobanco o nell’office. In questo locale la professionalità può raggiungere i massimi livelli, con la proposta di ottimi cocktail e invitanti snack. Il lavoro inizia nel tardo pomeriggio e continua fino a notte inoltrata.
Il termine iniziò a diffondersi negli anni trenta del XX secolo, quando i cocktail diventarono popolari negli Stati Uniti d’America: il 5 dicembre 1933, infatti, con l’approvazione del XXI emendamento, si concluse l’era proibizionista, e il mercato dei liquori trasse nuova linfa proprio dalle bevande miscelate.
Rapidamente la moda si diffuse in Europa, dove numerosi gestori di bar ribattezzarono American Bar i locali dedicati alla vendita di cocktail.
Il tipo di clientela al quale tali locali si rivolgono è composto di persone che amano i cocktail e ammirano i barman per i piccoli trucchi che possono rendere perfetta qualsiasi bevanda.
Il più antico American Bar in Europa è quello del Savoy Hotel di Londra: fu aperto nel 1898, quando furono introdotti i cocktail nella capitale britannica. Negli anni venti il barman Harry Craddock vi inventò il cocktail White lady.
