Aurora Penne e Officina della Scrittura: la cultura della conoscenza nella valorizzazione della parola scritta

Aurora Penne ha inaugurato nel 2016 uno “spazio sacro” della conoscenza, ribattezzato con l’appellativo dinamico di Officina della Scrittura . Il celebre brand torinese, leader nella produzione di penne e strumenti per scrittura, ha incrementato l’esportazione del suo made in Italy nei circuiti intellettuali e professionali d’oltralpe, cercando di dare un punto di riferimento univoco ai suoi numerosi sostenitori.
Officina della Scrittura è il un gigantesco museo, tutto dedicato al Segno e alle arti ad esso collegate, presentandosi al mondo con un progetto innovativo e di ampio consenso. Nella mente dei delegati di Aurora questo immenso laboratorio culturale vuole rendere omaggio al percorso artistico e culturale che ha accompagnato l’uomo per tutto il corso della sua vita, con attenzione particolare al Segno e al suo linguaggio universale. Tecnologia e tradizione per raccontare in un unico viaggio tutto l’excursus che ha condotto l’Uomo dai primordiali segni di pittura rupestre, fino all’intramontabile penna e alle recenti forme di comunicazione tecnologica.
Officina della Cultura ripercorre la storia dei segni e dei simboli che sono espressione d’identità culturale dei popoli e che hanno avuto un’importante valenza sociale, in passato come nel presente: in uno spazio vasto 2500 metri quadrati sono state allestite delle sezioni separate tra di loro ma con soluzione di continuità cronologica: si passa dalla narrazione delle origini del segno, con lo spazio “Scripta Volant” dedicato alla raccolta di opere letterarie sul segno, alla primigenia macchina da scrivere Remington, passando dagli accessori che hanno fatto la storia della scrittura, come le varie tipologie di pennini, collezioni di penne appartenute a personaggi ed eventi storici di rilievo, ma anche calamai, papiri, ecc.
Accanto alla sezione dedicata a tutti i supporti per la scrittura in epoca antica e moderna, Aurora mette in risalto l’esposizione delle tredici penne stilografiche più famose: un intero settore è dedicato, infatti, alla storia della tanto amata stilografica, con rivisitazione delle penne più popolari che hanno scritto la storia del ventesimo secolo, come la Waterman’s 22 del 1896 e la Hastil Aurora del 1970. Per gli amanti del genere, Officina della Scrittura mette a disposizione anche fornitissima biblioteca che concede la possibilità di deliziarsi nella consultazione di oltre duecentocinquanta libri sulle stilo.
Aurora Penne punta a rendere il museo un rinomato polo di attrazione che abbia dei forti connotati educativi: il messaggio è rivolto soprattutto agli studenti e alla loro capacità di farsi tramite non solo di modelli comunicativi all’avanguardia, portati avanti dall’onda anomala dei Social Network, ma anche di valori e abitudini consolidate nell’esperienza di utilizzo della scrittura a mano. Per incentivare la frequenza dell’Officina da parte delle scuole, è stato costituito un Atelier dei mestieri, che intende farsi portavoce di momenti formativi incentrati sul lavoro e sulle opportunità , con laboratori per la creazione artigianale di nuovi manufatti e spingere la direzione futura delle giovani generazioni verso un “possibile” che si amplia e si fa strada attraverso un’autentica conoscenza delle cose.
Aurora ha investito per il progetto Officina della Scrittura più di 8 milioni di euro, puntando all’obiettivo di toccare percentuali alte di adesione entro il 2019, ovvero ben quarantamila visitatori totali, con un primo “assaggio” di diecimila visitatori nel primo anno di apertura al pubblico. La valorizzazione del Made in Italy rimane la mission principale dell’azienda, come l’esaltazione di talenti giovani e meno giovani e la pregiata attività artigianale,da sempre motivo di vanto in tutta la Penisola. Queste le parole dell’amministratore delegato di Aurora Penne, Cesare Verona, che esprime significativamente gli intenti sociali e culturali alla base delle scelte del popolare brand torinese “Quindici anni fa ho ricevuto più di un’offerta per delocalizzare. Ho resistito, convinto che il made in Italy fosse una scelta che alla lunga avrebbe premiato. Ma non era affatto una scommessa scontata anche se oggi tutto appare più facile e quelle tre parole aiutano l’export come non mai… puntando su quelle tre parole: made in Italy.
Che vuol dire innanzitutto saper garantire sempre quell’equilibrio tra maestria artigianale e alta tecnologia. Solo sposando questi due fattori si ottengono oggetti dalle caratteristiche uniche”.
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