A Roma, i massimi esperti clinici e istituzionali a livello nazionale fanno il punto sulle ICA, indicate dall’OMS come potenziale prima causa di morte nel 2050

Progetto ICARETE: “12 Regioni si confrontano sull’emergenza globale

delle infezioni contratte in ospedale”

 

Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), sono infezioni acquisite durante il ricovero o in altri contesti sanitari simili.

Purtroppo, la loro prevalenza continua ad aumentare in quasi tutti i Paesi Europei, con un incremento mediamente del 5% annuo.

In Italia si contano ogni anno tra 450-700 mila infezioni in pazienti ricoverati che causano oltre 10.000 morti, circa un terzo di tutte

quelle registrate in Europa.  La recente pandemia ha dato ancor più consapevolezza di come le infezioni ospedaliere arrechino un

gravissimo problema sia dal punto di vista socio-assistenziale che economico evidenziando la mancanza di terapie e protocolli di

prevenzione adeguati. È quindi necessario intervenire con azioni concrete ed efficaci, supportando Ricerca, Sviluppo, garantendo

icorretto accesso al paziente e la giusta valorizzazione delle nuove terapie.

 

12 novembre 2020 – Oggi, a Roma, si sono riuniti i massimi esperti del panorama italiano sul tema infezioni correlate all’assistenza

con l’obiettivo di fare il punto su ciò che è stato fatto e che c’è ancora da fare nella lotta alle infezioni ospedaliere sul territorio nazionale.

L’evento conclude il Progetto ICARETE “Focus Lotta alle infezioni correlate all’assistenza”, organizzato da Motore Sanità e realizzato con

il contributo non condizionante di MENARINI, che ha visto coinvolti i massimi esperti clinici e istituzionali durante un percorso che ha

toccato 12 Regioni. L’OMS ha evidenziato come non intervenendo tempestivamente, nel 2050 le infezioni dovute a microbi resistenti saranno la

prima causa di morte nel mondo, superando cancro e malattie cardiache. In Italia si stimano già oggi oltre 10.000 casi di decessi l’anno per infezioni

resistenti agli antibiotici disponibili, numero pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. Per questo gli organismi decisori Nazionali e

Regionali insistono nel rendere disponibili rapidamente ai pazienti nuove terapie antibiotiche in arrivo, riconoscendone il giusto valore.

 

“Le infezioni correlate all’assistenza hanno trovato nella epidemia di COVID-19 un pericoloso amplificatore. Molti pazienti, specie se assistiti in terapia

intensiva e sottoposti a ventilazione meccanica, hanno infatti sviluppato gravi complicazioni (polmoniti, batteriemie) causate da microrganismi

multi-resistenti, prevalentemente gram-negativi. Le infezioni causate da enterobatteri resistenti ai carbapenemici  (Klebsiella pneumoniae produttrice di

KPC o NDM) o da non fermentanti (Pseudomonas aeruginosa ed Acinetobacter baumannii) rappresentano lo scenario più preoccupante per il paziente e

per il clinico che ha oggettive difficoltà nell’adottare terapie antibiotiche tempestive, adeguate ed efficaci. I nuovi antibiotici (Ceftazidime-avibactam,

Meropenem-vaborbactam, Cefiderocol) possono rappresentare presidi potenzialmente salva-vita ed è pertanto necessario costruire meccanismi che ne

consentano il pronto utilizzo, specie con l’ausilio dei test microbiologici genotipici rapidi. Costruire modelli di stewardship antimicrobica in accordo

all’epidemiologia locale è quindi obiettivo strategico. Il rafforzamento delle procedure di Infection Control a tutela del paziente e la loro piena integrazione

con quelle indispensabili di protezione del personale di assistenza esposto al rischio COVID-19 rappresentano un nodo strategico indispensabile”,

ha detto Francesco Menichetti, Presidente GISA.

 

“La resistenza antimicrobica (AMR) è una minaccia globale per la salute e lo sviluppo. Richiede un’azione multisettoriale urgente per raggiungere gli obiettivi

di sviluppo sostenibile (SDG). L’OMS ha dichiarato che la resistenza antimicrobica è una delle dieci principali minacce per la salute pubblica a livello mondiale.

Oltre alla inaccettabile mortalità, le infezioni, soprattutto ospedaliere, si traducono in degenze ospedaliere più lunghe, nella necessità di somministrare medicinali

costosi. Senza nuovi antimicrobici efficaci, il successo della medicina moderna sarebbe a rischio. GARDP, è un’iniziativa congiunta dell’OMS e della Drugs for

Neglected Diseases Initiative (DNDi), che incoraggia ricerca e sviluppo – attraverso partenariati pubblico-privati – degli antibiotici innovativi. Entro il 2025, la

partnership mira a sviluppare e fornire cinque nuovi trattamenti per quei batteri resistenti ai farmaci identificati dall’OMS. Anche l’industria farmaceutica si è unita

verso un obiettivo comune: è il caso dell’AMR Action Fund che vede numerose aziende impegnate a lavorare insieme, per combattere quella che si preannuncia

come una delle sfide sanitarie più importanti del prossimo decennio”, ha detto Stefano Vella, Adjunct Professor Global Health, Catholic University of Rome.

 

“Il problema dei super batteri resistenti alle terapie disponibili è emerso nella sua estrema gravità, è necessario incentivare la ricerca farmaceutica di nuovi e più

efficaci antibiotici ed è auspicabile che si apra un dialogo fra aziende produttrici ed agenzie regolatorie nazionali e regionali per stabilire nuovi percorsi dedicati per

la cura dei nostri pazienti, in linea con le azioni intraprese a livello mondiale”, ha spiegato Claudio Zanon, Direttore Scientifico MOTORE SANITA’