È stato lo stesso Mario Draghi, in visita all’Ambasciata italiana di Washington, ad ammettere che l’importatore più grosso di Germania ha già pagato il gas russo in rubli, proprio come richiesto dalla Gazprombank, la banca del colosso energetico di Mosca Gazprom. Inoltre, venti importatori europei hanno aperto il conto presso questa banca in vista degli acquisti futuri e ne ve sono altri quattordici che sarebbero in fase di preparazione dei documenti appositi. Questa nuova procedura ha generato moltissimi dubbi in seno ai Paesi membri dell’Unione Europea, e due di essi hanno rifiutato di aderirvi, convinti che significherebbe violare le misure sanzionatorie anti-Cremlino, di cui Bruxelles ha già applicato cinque “pacchetti”. Sono Bulgaria e Polonia ad aver detto no, e ad essi conseguentemente Gazprom ha interrotto le forniture, a fine aprile. Draghi spiega che queste condizioni rappresentano una “zona grigia” che non necessariamente è contraria a quanto approvato dalla UE in tema di misure di rinuncia alle fonti di energia russe. Sta di fatto, comunque, che con il sesto pacchetto verrebbero sanzionati Sberbank ed altri istituti bancari russi di alto livello, ma verrebbe convenientemente lasciata tranquilla proprio Gazprombank. Ad aver bloccato la procedura di approvazione, però, è stata la Bulgaria con la sua richiesta di deroghe sui tempi di passaggio dal petrolio russo a quello di altri fornitori. Sofia vorrebbe un trattamento analogo a quello riservato ai Paesi Visegrad come Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, a cui sono stati concessi più tempo e forse anche più soldi per dire “basta” alle forniture russe. Fonte: https://strumentipolitici.it/unione-europea-manca-lunanimita-su-sanzioni-al-combustibile-russo-anche-la-bulgaria-vuole-deroghe/

