I mercati finanziari aspettano soprattutto una notizia dalla Federal Reserve nel mese di dicembre, ossia se taglierà o meno i tassi di interesse. Ma potrebbe giungere un’altra notizia importante per la banca centrale USA: chi verrà chiamato a sostituire il Jerome Powell.
Il futuro timoniere della banca centrale USA
Secondo il segretario al Tesoro americano Scott Bessent, l’uomo incaricato di cercare un successore adeguato del numero uno della Federal Reserve, Donald Trump potrebbe annunciare il nuovo governatore prima delle festività natalizie. Parlando alla CNBC Bessent ha infatti rivelato che rimane soltanto un colloquio da completare tra i possibili candidati.
Le tempistiche così brevi sull’annuncio del prossimo presidente della banca centrale USA derivano probabilmente dalla volontà di Trump di cambiare in fretta il registro. Il presidente degli Stati Uniti non è mai stato tenero con Powell, spesso destinatario anche di insulti. L’inquilino dela Casa Bianca avrebbe voluto dei tagli dei tassi già da molto tempo e in misura più corposa mentre Powell ha guidato l’istituto con una certa prudenza.
I tempi e le mosse della FED
L’attuale mandato di Powell scade nel maggio 2026, quindi gli restano alcune riunioni ancora da gestire prima di passare il testimone. In quella di dicembre sembra scontato che ci sarà un nuovo taglio dei tassi di interesse (sarebbe il terzo consecutivo), nonostante qualche dubbio fosse emerso di recente (cosa che aveva spinto il dollaro a guadagnare molto terreno sul mercato valutario, come si può vedere sugli opzioni binarie No ESMA).
I candidati
Ma chi potrebbe essere il successore di Powell? Tra i candidati più accreditati ci sono figure di spicco come Kevin Hassett, direttore del National Economic Council; Kevin Warsh, ex governatore della Fed; Rick Rieder, dirigente di BlackRock; e gli attuali governatori della Fed Christopher Waller e Michelle Bowman.
Il nuovo ruolo della FED
Il segretario Bessent ha fatto delle osservazioni interessanti sul ruolo della banca centrale USA che probabilmente vorrebbe Trump. Un istituto che lavora più sottotraccia e non più con un ruolo dominante come quello che ha assunto dalla crisi finanziaria 2007-2009. “Penso che sia necessario semplificare un po’ le cose, e che la febbre torni a lavorare dietro le quinte come faceva prima“, ha detto Bessent. Ciò che spaventa i mercati e che accanto alla riduzione del peso mediatico e politico della banca centrale, Trump miri soprattutto a ridurre la sua indipendenza.

