La produzione industriale italiana rimane sostanzialmente invariata a marzo, in base alla stima effettuata dal nostro istituto di statistica. Il primo trimestre segna complessivamente un calo dello 0,9% rispetto a quello precedente.
Le rilevazioni sulla produzione industriale
Al netto degli effetti di calendario, Istat rileva che durante il mese di marzo la produzione industriale del nostro paese aumenta al 3% tendenziale, ossia calcolato il rapporto allo stesso periodo dello scorso anno. Beni di consumo, energia e beni strumentali hanno fatto registrare un incremento, mentre al contrario il comparto dei beni intermedi ha subito una riduzione tendenziale.
L'allarme di Confindustria
Nel quadro generale va però evidenziato il grido d'allarme lanciato dal Centro Studi Confindustria riguardo alla produzione industriale.
Secondo la Confederazione, il protrarsi del conflitto in Ucraina e le tensioni sui prezzi delle commodity esercitano una forte pressione che potrebbero spingere ad un calo già nel mese di aprile, in base alle stime effettuate dal centro studi.
I prossimi dati sulla produzione industriale potrebbero quindi essere negativi.
Del resto se vediamo chiaramente il prezzo della guerra in Ucraina nel carrello della spesa, perché non dovrebbero vederlo anche le aziende sui loro fattori produttivi?
I prezzi delle materie prime
Confindustria ha puntato l'indice sull'andamento dei prezzi delle materie prime, che dovrebbero appesantire la marcia della nostra produzione industriale.
In special modo gli effetti più dannosi dovrebbero derivare dalla crescita del prezzo del gas naturale. Quest'ultimo è schizzato di quasi il 700% rispetto al periodo antecedente alla pandemia. Ma anche i prezzi di rame e nichel hanno avuto rialzi nei tempi recenti.
L'effetto negativo del petrolio
Un analogo effetto negativo lo esercita l'aumento del prezzo del petrolio le quotazioni sono oltre i 100 dollari al barile. Questi rincari esercitano un effetto frenante dell'attività produttiva lungo tutte le filiere. C'è di peggio che non sembra esserci ancora la luce in fondo al tunnel. Le indagini sul sentiment delle imprese e le dinamiche degli ordini fanno intendere che non ci si può aspettare dei miglioramenti significativi a breve termine.

