SPECIALISTA CHIRURGO ROMA TUMORE DELLA MAMMELLA DOTT. CARLO FARINA

Lo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA in presenza di TUMORE DELLA MAMMELLA ove possibile è esegue un intervento chirurgico mirato all’asportazione del tumore con un margine adeguato di tessuto sano e non quello dell’asportazione dell’intera mammella che va riservato ai casi di tumori localmente avanzati o multicentrici.
Lo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA esperto in CHIRURGIA MINI INVASIVA si occupa di molte patologie tra le quali anche quelle relative alla mammella.
Quello della mammella è il più frequente tumore nella donna anche se attualmente e grazie ai traguardi raggiunti dalla ricerca in tema di terapie, non rappresenta più la principale causa di morte per tumore. Colpisce le donne in qualsiasi età con un picco intorno ai 60 anni.
Chiediamo allo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA chi è più colpito da questo tipo di tumore:
C’è un’incidenza più alta nelle donne che non hanno avuto gravidanze, in quelle con gravidanze tardive (sopra i 35 anni), in quelle con una storia familiare di cancro della mammella o con una storia personale di tumori mammari.
Come si manifesta?
Se palpabile si apprezza una massa dura, fissa e con margini non ben definiti; se non palpabile sarà la mammografia e l’ecografia a riconoscerlo anche in fase molto precoce.
Con lo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA parliamo anche delle conseguenze:
Ulcerazioni, aumento abnorme dei linfonodi ascellari e sopra la clavicola, edema del braccio, metastasi a distanza come alle ossa, polmone, fegato e cervello.
Chiediamo allo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA quale tecnica chirurgica viene utilizzata:
La maggior parte delle donne che arrivano all’ osservazione del Dott. CARLO FARINA sono portatrici di tumori iniziali ed hanno già una diagnosi citologica o istologica che ne conferma la natura.
Circa 10 anni fa sono stati pubblicati importanti studi ( sia di Milano che americani) che dimostrarono che con la semplice asportazione della massa tumorale e dei linfonodi ascellari seguito dalla radioterapia, si ottenevano gli stessi risultati dell’asportazione completa della mammella e dei linfonodi ascellari in termini di periodo libero da malattia e di sopravvivenza a distanza. Pertanto la tendenza ove possibile è quella di eseguire un intervento chirurgico mirato all’asportazione del tumore con un margine adeguato di tessuto sano e non quello dell’asportazione dell’intera mammella che va riservato ai casi di tumori localmente avanzati o multicentrici.
I linfonodi ascellari sono quelli che ricevono la linfa dalla mammella e quindi anche dal tumore. Quando le cellule tumorali si staccano dal tumore mammario, viaggiano nella linfa e si fermano nei linfonodi ascellari dove si riproducono ingrossando i linfonodi ( metastasi linfonodali ). La conoscenza del numero dei linfonodi coinvolti dal tumore rappresenta un importante indicatore per definire la gravità della malattia e per stabilire la corretta terapia da seguire dopo l’intervento. Questo è il motivo per cui si associa sempre l’asportazione dei linfonodi ascellari alla chirurgia della mammella.
Sempre con l’intento di garantire il miglior risultato in termini curativi col minor trauma possibile, altri studi hanno dimostrato che la semplice asportazione del linfonodo che per primo riceve la linfa dal tumore , il cosiddetto ” linfonodo sentinella” è un valido indicatore sul coinvolgimento o meno degli altri linfonodi ascellari.
Pertanto la tecnica scintigrafica dell’asportazione del linfonodo sentinella è diventata un fondamento della chirurgia mammaria e per essere attuata necessita oltre che dell’esperienza del chirurgo anche di una struttura adeguatamente organizzata con la medicina nucleare.
La donna che dovrà essere sottoposta all’intervento di tumorectomia o quadrantectomia ( asportazione di un parte di tessuto mammario corrispondente ad un quadrante) con linfonodo sentinella, il giorno dell’intervento o quello prima, si presenterà presso il centro di medicina nucleare dove sotto la guida ecografica, le verrà iniettato con un ago, in sede tumorale, un marcatore come il tecnezio. Dopo due ore si controlla con una gamma camera l’ascella e si identifica la zona dove il tecnezio si è accumulato marcandolo sulla cute con un pennarello indelebile. Spesso , quando il tumore non è palpabile, mi avvalgo della stessa tecnica scintigrafica per identificarlo in sede operatoria.
L’intervento viene eseguito in anestesia generale oppure in anestesia locale con sedazione.
Il tumore asportato ed il linfonodo sentinella vengono inviati all’anatomopatologo per una valutazione istologica. Se il linfonodo non contiene cellule tumorali l’intervento è concluso altrimenti si reinterviene per asportare tutte le ghiandole ascellari dopo circa 20- 30 giorni.
Per maggiori informazioni contattare lo SPECIALISTA CHIRURGO ROMA Dott. CARLO FARINA
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