Luglio 12, 2024

Riproponiamo integralmente il recente articolo del Prof. Flavio Felice, docente di Storia delle Dottrine politiche all’Università del Molise, apparso sul Il Foglio del 27 febbraio, sottolineando due passaggi:

il primo: “è sempre il retroterra culturale a rappresentare il presupposto e il limite dei nostri sistemi economici” cioè, come ogni teoria demo-etnica-antropologica suggerisce, è il modello sociale che modella quello economico e non il contrario. (rimandiamo ad altro momento un approfondimento in tal senso).

Il secondo: “chrony capitalism o rentier capitalism”. Qui vogliamo dare una breve spiegazione di questi termini: “crony capitalism” è stato coniato nel 1980 da Jiame Ongpin, Ministro delle finanze filippino per descrivere la crisi dei regimi asiatici, in particolare della dittatura di Marcos. Indica una collusione tra gli operatori del mercato (le grandi imprese) e gli esponenti del governo. “Cronies” indica gli amici da lungo tempo.  Non si tratta di corruzione in senso stretto, ma della tendenza a favorire gli “amici” attraverso un’attività legislativa ad hoc, quindi eludendo le regole di domanda e offerta del mercato più o meno libero.

“rentier capitalism” indica, in senso lato, i guadagni da rendita di posizione. Nasce dalla creazione di ricchezza derivante dall’affitto (rent) di beni naturali, come i terreni o, all’epoca, le colonie o da privilegi artificiali quali i brevetti.

Sottende quindi ad una forma di economia che non investe in fattori della produzione e che preclude i regimi di perfetta competizione.

Buona lettura.

Economia Prima e dopo

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