Luglio 13, 2024

Nonostante i molti appassionati degli Indiani d’America in Italia, i titoli scarseggiano e non viene resa giustizia a una cultura che non è semplicemente affascinante nella sua diversità, ma che offre anche preziosi spunti storici, sociali, antropologici e che ha molto da insegnare, soprattutto nel paragone con la cultura “dominante” occidentale. La spinta trainante del progetto della Mauna Kea Edizioni, di San Benedetto del Tronto, è quella del direttore editoriale Raffaella Milandri, giornalista e antropologa, attivista per i diritti dei Popoli Indigeni e membro onorario di due tribù di Nativi Americani. La Milandri è determinata a divulgare classici ma anche autori contemporanei e informazioni attuali su un popolo che ha una realtà sociale, economica e politica in continua evoluzione. Nella collana dedicata ai Nativi Americani, l’ultimo grande classico del Novecento uscito in questi giorni è “I Cinque di Mezzo. Ragazzi Indiani a Scuola”, di Francis La Flesche; è stato il primo etnologo professionista nativo americano, ha lavorato  con la famosa antropologa Alice C. Fletcher e con lo Smithsonian. Era specializzato nelle culture Omaha e Osage, quest’ultima alla ribalta nel recente film “Killers of the Flower Moon”, che ha sfiorato diversi Oscar, dove Scorsese narra uno degli episodi venuti alla luce in cui i Nativi subiscono abusi di ogni tipo, sempre causati dalla strenua lotta occidentale per soldi e potere.   Nella sua prima edizione in italiano, The Middle Five, “I Cinque di Mezzo”, è considerato un classico della letteratura dei Nativi Americani, uno dei libri più apprezzati come autentica fonte di informazione sulla cultura indiana, e che possono essere raccomandati a tutti i lettori anche giovani, come utile correttivo all’immagine spesso distorta della vita indiana che si vede nei film, nei fumetti e in televisione. È un racconto semplice e toccante di giovani ragazzi indiani a metà strada tra due culture, riluttanti ad abbandonare le abitudini dei loro padri, e perplessi e a disagio nel loro nuovo ruolo di “uomini bianchi per finta”. Si tratta del resoconto della vita di Francis La Flesche come studente in una scuola missionaria presbiteriana nel nord-est del Nebraska, all’incirca al tempo della Guerra Civile. Scrive La Flesche: “In quest’opera, in una serie di ritratti, voglio presentare i miei compagni dei giorni di gioventù, specialmente ai ragazzi della razza che si è impossessata della terra dei miei padri”. Le vicende dei collegi indiani, boarding schools, spesso si sono concentrate sugli abusi, sulla rimozione forzata delle credenze e dei simboli culturali e sulla rottura degli alunni con la loro identità di Nativi Americani. Sebbene questi fattori siano senz’altro in gioco nel memoire di Francis La Flesche, quest’opera presenta un punto di vista più “morbido”, essendo l’autore un promotore della necessità di adeguarsi allo stile di vita occidentale per salvare i Nativi Americani dalla distruzione. In fin dei conti, ha avuto ragione: oggi i Nativi negli Stati Uniti sono oltre nove milioni, in base al Census 2020.

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