Aprile 19, 2026

Gli adulti smaniosi di prendersi una vacanza anche dal loro gravoso incarico di genitori, molto spesso affidano agli animatori mini club i loro bambini, disinteressandosi su ciò che l’animazione mini e junior club, propone a questa particolare categoria di utenza. Sono rari, quelli che rispettando l’operato dell’animatore e si mettono a completa disposizione per collaborare a tali attività. Eppure è importante che una mamma conosca il comportamento del suo bambino, i suoi rapporti con l’animatore, con i compagni,  se partecipa volentieri alle iniziative proposte. E’ utile soprattutto che il genitore, almeno inizialmente, aiuti l’animatore a conoscere suo figlio, visto e considerato che il più delle volte animatore e bambino non hanno che poche settimane per instaurare rapporti di reciproca conoscenza, se non addirittura soltanto qualche giorno. Ci sono alcuni aspetti della personalità del bimbo che solo un genitore capisce, perchè da quando è nato ha conosciuto il suo sviluppo, il lento manifestarsi del suo carattere,  quali sono i suoi interessi, le sue ansie e difficoltà, ma purtroppo non sempre ciò avviene e sono difficili da realizzare questi importanti incontri. L’adulto è con la mente in vacanza, troppo preso a rilassarsi, desideroso di scaricare le tensioni che in qualità di genitore, adulto, si accumulano durante tutto il periodo lavorativo. La conoscenza reciproca è quindi fuggevole, superficiale, e molte volte nei rapidi colloqui tra animatori e genitori, ci si limita a frasi di circostanza o discorsi molto formali. In ogni caso però l’animatore con una  dose di buona volontà può migliorare tali rapporti. In questo caso il bambino stesso può fungere da prezioso tramite, egli parla con la madre degli animatori mini club e con gli animatori parla dei genitori, indirettamente il bambino può fungere da mediatore per facilitare la reciproca conoscenza. Se l’animatore si mostra comprensivo, paziente, se sa creare la giusta atmosfera festosa e serena, mediante giochi, corsi artistici, spettacolini, l’affetto del bambino crescerà giorno per giorno e citerà di continuo l’animatore ai suoi genitori. Questi ultimi allora, non potranno che apprezzarne la professionalità e le qualità umane e saranno per queste motivazioni,  più spronati a prendere parte ad una collaborazione fattiva. Le mamme potranno ad esempio, aiutare nel cucire gli abiti per i piccoli attori, i papà potranno rendersi altrettanto utili mostrandosi disponibili con gli animatori, nell’ opera di  allestimento dello spettacolo. E’ proprio in queste occasioni che sovente, lavorando insieme per la felicità dei bambini, i genitori e gli animatori  imparano a conoscersi e stringere amicizie spesso coltivate anche dopo che si è lasciato il villaggio. Esistono poi categorie di genitori iper-protettivi e capita in questi casi, che il piccino specie intorno ai 3/5 anni, mostri difficoltà di integrazione nelle attività di animazione. Il bimbo, pur essendo attratto da un ambiente nuovo e stimolante per il fatto di trovare nuovi compagni di gioco, può essere preso da un profondo sgomento nel momento cruciale in cui deve lasciare la madre. In questi casi le motivazioni di tale comportamento possono essere di diverso tipo, ma tutte scaturiscono dal fatto di avere dei genitori estremamente diffidenti e molto protettivi nei confronti del loro bambino, ciò lo si riscontra in prevalenza nelle giovani madri o nelle mamme che hanno un figlio unico. Il fanciullo è quindi preda di un panico iniziale per diverse ragioni : il gruppo di coetanei da affrontare può essere inquietante per un bimbo abituato a una ristretta schiera di amichetti; inoltre la presenza dell’ animatore rappresenta un adulto a lui sconosciuto e quindi può apparire una figura alquanto pericolosa se il bambino ha avuto esclusivamente rapporti con i genitori, i familiari stretti e la sua insegnante, come unici adulti di cui si è potuto fidare. Anche l’ambiente fisico tanto diverso dalle amate mura domestiche o dalla sua classe, può rappresentare un luogo in cui fatica ad orientarsi. Questi elementi concorrono ad annullare il senso di sicurezza nel bimbo, appare evidente che il piccolo si rifiuta di staccarsi dalla madre, oppure se è riuscito ad inserirsi nel gruppo spinto da una iniziale curiosità, dopo alcuni minuti di permanenza e dopo aver constatato il distacco dalla madre si farà prendere dallo sconforto. Di fronte a simili comportamenti è spontaneo pensare che la sicurezza acquisita dal bimbo, sia in realtà molto fragile e che dipenda da un non ben fondato rapporto di reciproca fiducia con i genitori. Si tratta comunque di genitori che evidentemente hanno evitato di far affrontare situazioni nuove al bambino, e che quando gielo hanno permesso lo hanno fatto con apprensione e con una quantità eccessiva di divieti con l’intento di proteggerlo. Con tale comportamento il bimbo si è abituato a pensare che tutto ciò che è nuovo è sempre pericoloso, ed in più si giudica incapace di affrontare situazioni senza la confortante presenza della madre o di quelle persone a lui care. Questo sta a significare che l’animatore dovrà, in simili casi, tranquillizzare prima i genitori, magari concordando per i primi giorni una parziale presenza della madre che in tal modo assisterà ma senza intervenire, alle diverse attività di animazione. Unito a tale accorgimento, sarà utile anche l’atteggiamento inizialmente assai affettuoso e comprensivo dell’animatore, nei riguardi del piccino, ciò faciliterà il suo inserimento nel nuovo ambiente poichè avrà constatato di trovarsi tra persone di cui si può fidare.
 

( a cura dello staff di Animandia, tratto da Analisi generale dell’animazione Edizioni Effegi)

 
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