L’embargo sul combustibile russo si fa sentire più sugli utenti europei che sui produttori russi. L’effetto delle sanzioni si sta rivelando un boomerang colossale, negativo per la UE e positivo per gli USA, contenti di avere un alleato strategico da legare a sé ancora di più vendendogli il proprio gas e acquistandone le aziende produttive. Sì, perché la quota di gas e petrolio a stelle e strisce nel mercato europeo è aumentata moltissimo, mentre le aziende di diversi settore vengono assorbite da quelle più ricche di oltreoceano. Non solo: le compagnie europee che se lo possono permettere, chiudono nel Vecchio Continente per riaprire nel Nuovo, da dove possono attingere direttamente alle risorse energetiche senza limitazioni politiche e ideologiche. Invece le piccole e medie imprese tedesche, i cosiddetti Mittelstand, non possono fare altro che chiudere i battenti. Si tratta della tanto temuta desertificazione industriale, che non dispiace ai partner americani, che qui sono spietati concorrenti. La possibile ondata di fallimenti investirebbe pure il tessuto economico dei Paesi che sono vicini alla Germania sia geograficamente che a livello logistico, produttivo e finanziario, come Repubblica Ceca e Slovacchia: il domino dei fallimenti sarebbe fatale anche per loro. La francese Duralex, storica produttrice di vetro temprato, ha già interrotto le attività dell’impianto di Orléans mettendo in cassa integrazione centinaia di operai. Il gigante lussemburghese dell’acciaio ArcelorMittal ha chiuso le sedi in Francia, Spagna, Polonia e Germania. Idem la tedesca BASF, colosso della chimica, che ha pure annunciato di voler riaprire in Asia. E per le altre aziende la prospettiva è venire acquisite dagli americani, come la DYNAmore Holding GmbH di Stoccarda e poi Medifox Dan e Mementor. Speriamo che il fenomeno non continui.
Fonte: https://strumentipolitici.it/i-vantaggi-economici-per-washington-dal-conflitto-in-ucraina-e-dalla-crisi-energetica-europea/

