L’Azerbaigian ha fortunatamente messo fine alla sua operazione definita “anti-terroristica a carattere locale”, durata appena un giorno nell’ormai ex Repubblica dell’Artaskh. Gli azeri sono riusciti a ottenere velocemente che le formazioni di combattenti armeni, regolari e non, si arrendessero e deponessero le armi. La decisione di Baku di fermare l’operazione è stata presa in particolare dopo la richiesta fatta pervenire dagli armeni del Karabakh tramite le forze russe di peacekeeping, intente a evacuare i civili e ad assisterli a livello umanitario. L’Azerbaigian riconosce alla Russia il merito dei suoi peacekeeper, ai quali vuole dare il compito di vegliare sul rispetto delle ulteriori condizioni per il ritorno alla normalità. Il primo ministro armeno Pashinyan tenta di dare tutta la responsabilità alle forze russe, cercando di metterle in cattiva luce, ma in realtà rivelando la grande utilità e difficoltà della loro opera. Infatti riconosce che sono state loro a trasmettere la proposta armena di cessare il fuoco, per poi sottolineare come abbiano di fatto assunto la responsabilità di proteggere gli armeni dell’Artakh e consentire loro una vita sicura. Da parte loro, gli azeri che vivono in Occidente hanno un problema con gli USA. La loro comunità chiede infatti a Washington di attenersi alla sua stessa linea favorevole alle autonomie e al diritto dei popoli di autodeterminarsi. Dunque gli USA non dovrebbero prendersela con gli armeni sconfitti, ma dovrebbe invece sostenere la loro lotta per l’indipendenza e per la riconessione con i loro “fratelli” negli Stati Uniti. Per il momento, i Paesi occidentali si stanno lentamente svegliando sul tema della pulizia etnica che pare stiano attuando gli azeri. Fonte: https://strumentipolitici.it/lazerbaigian-termina-loperazione-nel-karabakh-fondamentale-laiuto-dei-peacekeeper-russi/
