Luglio 16, 2024

La pittura di moderna concezione genica e strutturale di cui è ideatore e artefice Federico Marchioro si può qualificare come confessione simbolica, che gli permette di dipanare racconti e narrazioni visionarie arricchendoli e integrandoli con estro immaginario e fantasia di inventiva. Al riguardo la Dott.ssa Elena Gollini ha dichiarato: “Inquadrare e classificare la pittura-confessione di Federico significa dare ampio respiro all’elemento di condivisione con il fruitore-spettatore, che è basilare e primario come intento artistico che lo ispira a monte. Federico attribuisce e conferisce alla pittura una portata e uno spessore comunicativo dilatato e potenziato ai massimi livelli espressivi e si avvale della componente figurale informale e stilizzata, così come della componente cromatica incisiva e consistente per dare un incipit decisivo a questa confessione, frutto di ponderata e meditata progettualità. Chi osserva un singolo quadro così come chi ne guarda una serie sequenziale si accorge da subito di questa pregevole pregnanza sostanziale, che avvalora l’intero impianto di sintesi e sostiene l’intero costrutto rappresentativo. Protagonista dunque più o meno evidente e talvolta anche intenzionalmente velata è questa confessione, che si rende personale e soggettiva, ma contestualmente anche aperta e performante ad accogliere la confessione dello spettatore. La pittura-confessione di Federico non si assesta su cliché scontati e ordinari e viene canalizzata e protetta da qualunque ingerenza e influenza standardizzata, nonché da qualsivoglia interferenza fuorviante e compromettente. È una pittura che si lascia penetrare e compenetrare, soltanto se trova lo stesso humus fertile e lo stesso terreno fecondo di cui è fatta e di cui si nutre. La pittura di Federico è certamente destinata a tutti, ma si lascia recepire appieno soltanto da chi sa renderla davvero prolifica, per non disperdere il suo valore insito e sotteso. Non è dunque soltanto un discorso marginale e secondario a livello concettuale e analitico che bisogna avviare e gestire, ma bensì si tratta di un complesso equilibrio di sfumature subliminali, che esistono e coesistono dentro le dinamiche pittoriche e che vengono a produrre l’apparato costitutivo essenziale di questa emblematica confessione sui generis. Ecco, perché in ogni quadro si trova tale confessione e al contempo si rafforza tramite il senso e la percezione di appartenenza alla produzione d’insieme nella sua globalità, come un frammento che nell’unicum trova la sua vera ragion d’essere”.

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