Luglio 21, 2024

Le drammatiche conseguenze del crollo del ponte Morandi di Genova emergono di giorno in giorno con sempre maggiore chiarezza: alla sciagura umana segnata da 43 vite spezzate e centinaia di sfollati, si aggiungono ovviamente anche le pesanti ripercussioni economiche a livello locale e nazionale che riguardano da vicino anche il settore autotrasporto.
Il dato emerso dal censimento di Regione Liguria, Comune di Genova e Camera di Commercio è a dir poco allarmante: sono 1432 le aziende danneggiate direttamente o indirettamente a seguito del crollo del viadotto A 10, 95 delle quali con oltre 50 dipendenti. Genova, con il suo porto e le sue infrastrutture, rappresenta da sempre uno snodo logistico fondamentale per l’intero Paese negli scambi commerciali con l’Europa nord-occidentale, e in particolare il ponte Morandi, che per i genovesi è stato il simbolo di unione delle due parti della città. È facile dunque immaginare quali possano essere i danni economici legati a questo drammatico evento.
Dicevamo dei danni subiti anche dall’intera categoria del trasporto su gomma.
Trasportounito ha stimato in oltre 6 milioni di euro in più al mese i costi aggiuntivi che graveranno sulle imprese di autotrasporto e trasporto bisarca operanti a Genova e nel bacino portuale di Sampierdarena. A determinarli sono soprattutto un maggior chilometraggio e una ridotta velocità commerciale, con conseguente minor produttività in termini di consegna. Tutto ciò senza considerare le conseguenze a livello nazionale, con 400 imprese e circa 2000 camionisti ad essere coinvolti direttamente.
In una situazione di emergenza di questo tipo si ritiene pertanto indispensabile un piano di interventi da parte di istituzioni, Autostrade, parti sociali e imprese al fine di evitare il collasso totale dell’attività economica dell’intera zona colpita.

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