Differenze tra conti corrente e conti deposito

Conto corrente o conto deposito? Scegliere la forma di risparmio più adatta al nostro caso può rivelarsi un’operazione per nulla immediata e semplice. Si tratta infatti di strumenti finanziari differenti per natura, funzionalità e finalità, ma che oggi si rivelano sempre più indispensabili per la gestione e organizzazione dei propri risparmi. Tuttavia, orientarsi nella scelta della soluzione più adatta ai propri bisogni non è impossibile.
Innanzitutto, con il termine conto corrente si indica uno strumento tecnico bancario, che può essere adoperato da privati e dalle aziende, che si ritrova spesso nella forma abbreviata C/C, ed è associato a un numero IBAN (International Bank Account Number). Questo è un codice alfanumerico identificativo di ventisette caratteri, attraverso cui è possibile, di fatto, avviare operazioni di addebito o di accredito di una somma al titolare dello stesso conto.
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Un conto corrente consente quindi di accreditare somme legate a stipendi, pensioni, o al contrario, di addebitare automaticamente bollette o rate di mutui. Più precisamente, attraverso il pagamento di una somma annuale, che viene definita al momento dell’apertura del conto, è possibile usufruire di servizi di diverso tipo tra cui: carnet di assegni, servizio di bancomat o carte di credito, pagamenti su POS, o anche su caselli autostradali, oltre che domiciliazione delle utenze. Per verificare e tenere sotto controllo i movimenti relativi al proprio conto, è necessario consultare l’estratto conto, un documento particolarmente importante che descrive le operazioni effettuate, con tutti i dettagli, ed evidenzia il saldo disponibile. La gestione delle operazioni è molto semplice, e avviene molto spesso anche on line oltre che tramite gli sportelli bancari. Una particolarità del conto corrente è che il tasso di interesse non è previsto per tutte le tipologie di conto e generalmente tende a restare piuttosto basso.
Al contrario, il conto deposito è una tipologia di prodotto che permette di compiere esclusivamente operazioni di prelievo e versamento ma che consente anche di beneficiare di interessi più alti. Si parla, infatti, di prodotto ad elevato rendimento trattandosi di una tipologia di investimento a basso rischio e che prevede un tasso di interesse sulla somma depositata che è sicuramente maggiore rispetto al conto corrente.
Occorre sottolineare che la presenza di un conto corrente rappresenta una condizione indispensabile per l’apertura di un conto deposito e per effettuare le operazioni previste. Il conto deposito può inoltre essere vincolato o non vincolato o libero. In quest’ultimo caso è possibile usufruire di una disponibilità immediata della somma in deposito, mentre, qualora si tratti di conto vincolato, si può prelevare il proprio risparmio soltanto al termine di un periodo di vincolo, variabile da 1 a 36 mesi. Tra i vantaggi previsti da un conto deposito, come abbiamo visto, c’è sicuramente quello della redditività, con la presenza di determinati tassi di interesse, essendo, di fatto, una forma di investimento, mentre uno svantaggio è quello del limite delle operazioni possibili, poiché trattandosi di una forma di risparmio, non prevede azioni come prelievi con bancomat o pagamenti con bonifici. La banca inoltre non applica generalmente spese di apertura o di gestione per questa tipologia di strumento.
In ogni caso, si ricorda che qualora decidessimo di aprire un conto corrente, e dunque depositassimo dei liquidi in banca, esiste un fattore particolarmente importante in termini di “sicurezza”, in quanto i conti sono tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) che tutela somme sino a 100 mila euro per il depositante. Questo è quanto stabilito dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n. 49 di recepimento della Direttiva 2009/14/CE nell’ordinamento italiano. Ciò significa che in caso di liquidazione della propria banca, si ha il diritto di ricevere la somma versata interamente e non solo in parte, e tale diritto vale sia per le persone fisiche che per le società.