La controffensiva annunciata da Zelensky parecchie settimane fa si è già impantanata. Dopo una manciata di villaggi “liberati” e un centinaio di chilometri quadrati ripresi, le forze ucraine non riescono a procedere oltre. Le perdite di uomini e di mezzi sono troppo alte per continuare così. Non sono stati nemmeno in condizione di approfittare della convulsa giornata del 24 giugno che ha visto i russi impegnati sul fronte interno. Gli alleati occidentali di Kiev non sono molto contenti della situazione, perché hanno visto andare in fumo miliardi di aiuti militari sotto forma di tank, veicoli corazzati e materiali vari. E gli uomini disponibili a sostituire quelli morti o feriti sono sempre di meno. Un altro motivo di sconforto per i comandi ucraini è che dall’Europa arrivano segnali che parlano di rimandare ancora l’ingresso di Kiev nella NATO. L’adesione alle organizzazioni euroatlantiche è uno dei punti su cui il governo di Zelensky ha messo un particolare accento per convincere i cittadini a sostenerlo nella fase critica. Oggi, invece, rischia di deludere milioni di ucraini che difficilmente gli perdoneranno le promesse non mantenute. E con una controffensiva così breve e deludente, si allontanano anche quelle prospettive (invero irrealistiche fin da principio) di cui Zelensky ha sempre parlato specialmente in occasione di visite all’estero: la riconquista della Crimea, il ritorno ai confini del 2013, magari persino un cambio di regime a Mosca. Nemmeno l’episodio del 24 giugno è servito a quest’ultimo punto. E vi sono analisti americani che riportano i numeri impietosi delle perdite ucraine e spiegano quanto Kiev sia vicina a crollare. FONTE: https://strumentipolitici.it/primi-bilanci-della-controffensiva-ucraina-scarse-conquiste-a-prezzo-di-enormi-perdite/

