Un quadro rosso e’ il simbolo del popolo Masai.

Un quadro rosso e’ il simbolo del popolo Masai.

Michael’s Gate’, l’opera pittorica dell’italiano Gilberto Di Benedetto, è stata scelta dal popolo Masai come icona della lotta per preservare il loro ‘spazio vitale’ nella loro terra. Nonostante si tratti di donne e uomini che vivono di pastorizia sugli altipiani, al confine fra Kenya e Tanzania, i Masai, infatti, sono molto attenti a quel che succede nel mondo e seguono i movimenti del web. E’ così che sono venuti a conoscenza del quadro ‘Michael’s Gate’ e dell’attenzione riservatagli da chi crede nell’esistenza di un inconscio collettivo e nell’efficacia del pensiero collettivo per cambiare la realtà.

Così nelle loro colorate vesti tribali, cellulari alla mano, hanno contattato il pittore attraverso facebook spiegandogli come la sottrazione sistematica delle loro terre, per far spazio ad aziende agricole, allevamenti o parchi nazionali gestiti dal governo, stia mettendo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza, costringendoli sempre di più a vivere nelle aree più sterili e aride con tutte le conseguenze del caso, non solo quelle strettamente legate alla disponibilità di materie prime per vivere, ma anche alla possibilità di custodire le loro tradizioni profondamente legate alla pastorizia.

Per questa ragione i Masai hanno chiesto a Gilberto Di Benedetto di sostenere la loro causa facendola conoscere a quante più persone possibile attraverso il quadro ‘Michael’s Gate’, un’opera che rappresenta l’Arcangelo Michele, tutto dipinto di rosso sangue. Un rosso che per i Masai è il colore della vita così come il sangue che ha per loro un valore simbolico, rituale ed energetico-alimentare. I Masai, infatti, salassano le mucche per bere il sangue mescolate al latte. “Visto quanto è alto un Masai – sorride Di Benedetto – direi che gli fa bene! Io comunque – torna serio l’artista – sono con loro e, per quel che posso, cercherò di aiutarli facendo conoscere la loro causa nel mondo”.I Masai (o Maasai) sono un popolo nilotico, che vive sugli altopiani, intorno al confine fra Kenya e Tanzania, parlano il “ki- maa” e sono oggi, divisi in dodici clan.
A causa della sottrazione sistematica delle loro terre, per far spazio ad aziende agricole, allevamenti o parchi nazionali gestiti dal governo, i Masai sono oggi costretti a vivere, nelle aree più sterili e aride.
I Masai sono tradizionalmente pastori e la loro sopravvivenza e cultura, gravita attorno alla cura del bestiame, specie dei bovini.
I Masai detengono circa il 70% dei bovini della Tanzania, che sono, secondo le ultime stime circa 24.000.000. I pastori sono quasi tutti Masai.
La malattia bovina EFC, quindi, oltre a determinare il decesso di milioni di bovini, è in grado di mettere a repentaglio la vita di un intero popolo.
Infatti, dalla sopravvivenza dei bovini, dipende la sopravvivenza del popolo Masai, poiché la loro morte e riduzione per malattia, potrebbe condurre al genocidio non cruento di tale popolazione, e tutto questo solo per privilegiare i discutibili e talora illeciti interessi economici delle lobby economico finanziarie locali e straniere, ispirati alla religione del capitalismo selvaggio.
Ciò che è certo quindi è che, tutelando la salute dei bovini, viene apprestata una tutela forte e importante alla popolazione dei Masai, che non riguarda soltanto l’aspetto della sopravvivenza del popolo, ma anche quello della sua cultura, delle sue caratteristiche e della conservazione della identità nazionale.
Un esempio per tutti, è quello legato ai riti di iniziazione e ai conseguenti vari livelli riconosciuti all’interno del popolo Masai, che sono riconnessi alla presenza dei bovini. I bovini sono al centro della vita economica sociale e familiare dei Masai, ad esempio, i matrimoni non si celebrano, laddove non vi siano i bovini, poiché il marito compra la moglie, attraverso gli stessi. E ancora, la povertà viene valutata in base al numero dei bovini posseduti e non dei soldi.
La ritualità Masai quindi, è riconnessa alla disponibilità di bovini, che vengono macellati per l’occasione, allorchè gli anziani decidono di iniziare un nuovo gruppo. Tutti i passaggi di età, sono scanditi da una preparazione segreta, da rituali specifici e comunque sempre dalla presenza dei bovini.
I vari livelli previsti all’interno dei Masai sono: Laioni (bambini), Moran (guerriero, circa 16 -17 anni – scandito dal rito della circoncisione), Giovane Anziano, Anziano.​