Riforma della legge 23: la Lombardia rilancia la sanità territoriale con un Piano che vale 5 volte il Piano Marshall “Una bozza di riforma, su cui c’è ancora da lavorare”

24 luglio 2021 – Il 22 luglio la Vicepresidente Moratti e il Presidente Fontana hanno presentato i primi passi della revisione della nuova riforma sanitaria in Regione Lombardia.
Quali sono i punti focali e su cosa bisogna invece ancora lavorare, per migliorare la legge 23? Questi i punti di discussione affrontati durante il webinar “LA NUOVA RIFORMA SANITARIA LOMBARDA” organizzata da Motore Sanità, che ha visto la partecipazione dei membri della Commissione Sanità della Regione Lombardia. Questa occasione ha voluto essere un ponte di Incontro tra i cittadini e le istituzioni per raccogliere i suggerimenti dei cittadini sulla riforma in questione.

Intanto siamo la prima regione d’Italia a integrare i fondi del Recovery. Quindi questo Piano, che vale 5 volte quello che fu il Piano Marshall, rappresenta la possibilità di rilanciare la sanità territoriale lombarda e italiana, ha spiegato in prima battuta Emanuele Monti, Presidente III Commissione – Sanità e politiche sociali, durante il webinar “LA NUOVA RIFORMA SANITARIA LOMBARDA” organizzata da Motore SanitàTre le parole chiave: ascolto – in questi mesi abbiamo affrontato un percorso di ascolto con oltre 150 audizioni di stakeholder istituzionali di Regione Lombardia, integrando proposte e suggerimenti all’interno di un progetto di legge; rapidità – la legge ha un cronoprogramma che dà tempi e modalità di attuazione delle cose scritte nella legge; finanziamento – vengono inseriti oltre 2,5 miliardi di euro di finanziamenti con fondi nazionali e regionali. Inoltre puntiamo molto sul rapporto stretto tra la ricerca e le aziende, che è fondamentale e daremo a tutti, in modo partecipativo, la possibilità di portare proposte e osservazioni per migliorare la legge, in un’ottima di pragmatismo. Collaborando insieme faremo il meglio per i cittadini lombardi.

“La Lombardia è la prima regione in Italia a introdurre una legge sanitaria che incardina un concetto importante, che è quello del “one health”, che formula una promozione e una tutela della salute a 360 gradi”, incalza Simona Tironi, Vicepresidente III Commissione – Sanità e politiche sociali. E ancora: “Uno dei punti focali è l’innovazione organizzativa e gestionale, in relazione a quella che sarà l’evoluzione dei bisogni dei cittadini, andando a potenziare anche i temi della medicina generale, della multidisciplinarietà e l’interdisciplinarietà – discussi durante il tavolo di confronto con le Associazioni in III Commissione – implementando l’offerta di prossimità. A proposito delle Associazioni, questo è un riordino che tiene ben in considerazione sia questo mondo, sia quello del volontariato e del terzo settore, nell’ottica di un confronto preventivo e non a posteriori. Tanto è vero che uno degli articoli che è stato inserito e puntualizzato prevede l’istituzione di un forum permanente con le Associazioni di volontariato e quelle ospedaliere, per esempio su temi importanti quali gli standard qualitativi dei dispositivi dei presidi medici”.

Critico su alcuni punti invece Carlo Borghetti, Vicepresidente Consiglio Regionale, Componente III Commissione – Sanità e politiche sociali: Sottolineo che questa è una bozza di riforma, perché sono convinto che ci sia ancora da lavorare sulla presentazione del testo presentato il 22 luglio. Mi spiego: noi sappiamo che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), quindi il Recovery Plan italiano che utilizzerà i fondi europei, ha dato una serie di indicazioni a questo Paese e il Governo Draghi le ha date alle Regioni anche in rispetto alla sanità e al sociale con le Missioni 5 e 6 del PNRR. Sappiamo che lo stesso Governo Draghi ha dato delle indicazioni a Regione Lombardia ancora lo scorso dicembre, rispetto a importanti modifiche che vanno fatte rispetto all’attuale legge 23 del 2015 e quello che noi constatiamo è che, quanto presentato dall’Assessore Moratti, si limita al recepimento del PNRR e di quelle indicazioni arrivate a Draghi il dicembre scorso. Secondo noi, invece, questa dovrebbe essere l’opportunità per mettere mano più in profondità a quella legge 23 del 2015 là dove non ha funzionato”. 

Tra le parti mancanti la presa in carico delle cronicità, ha commentato Marco Fumagalli, Componente III Commissione – Sanità e politiche sociali. “Si tratta di capire come la si vuole gestire nei prossimi anni: con la Casa di comunità? Con la telemedicina? Ebbene, dare magari un maggiore indirizzo, cercare di avere qualche idea in più. È vero che noi potremo integrare in Consiglio, però quello che è mancato adesso è coraggio e creatività. Mi auguro ci sia la possibilità di rimediare”.