Prevenzione e diabete 2: i vantaggi ed i percorsi da seguire

L’attenzione globale alle nuove epidemie emergenti non poteva che volgere un sempre più preoccupato sguardo all’indirizzo della patologia diabetica che, attraverso le diverse sotto forme e varianti con livelli di diffusione maggiormente a carico del diabete 2, sta facendo emergere come qualcosa all’interno dello stile di vita del nuovo millennio non funzioni a dovere e risulti del tutto negativo tanto da imporsi come fattore eziologico di comparsa della patologica.
In tali situazioni una sana politica preventiva, con i relativi investimenti in informazione, educazione sanitaria e ricerche sugli stili non salutari, può rappresentare una soluzione persino migliore rispetto il trattamento terapeutico che ad oggi, considerando la complessità di un percorso sempre più moderno e basato a misura di paziente, non offre grandi possibilità di recupero delle condizioni metaboliche a livello cellulare offrendo esclusivamente un trattamento contenitivo della sintomatologia ed a sua volta preventivo della sindromi croniche legate al diabete 2 come l’iperglicemia iperosmolare, la chetoacidosi diabetica oppure i rischi multi-organo come la retinopatia diabetica e la nefropatia.
Nonostante tutto però l’associazione dei termini di prevenzione e diabete 2 risulta spesso complessa a causa di tutta una serie di esami basilari, non invasivi, che i soggetti rientranti all’interno della descrizione dovrebbero eseguire: il problema, più che metodico oppure economico, è infatti culturale facendo spesso passare in secondo piano tutte le sintomatologie che dovrebbero indurre ad effettuare una breve screening con la misurazione del peso, della circonferenza della vita, la qualità pressoria agli arti (in particolare per i soggetti obesi) ed infine la curva glicemica in risposta a determinate somministrazioni di glucosio per valutare il range di risposta dell’effetto insulinico.
Proprio la curva di glucosio, pur se magari negativa rientrando nei parametri fisiologici, rapportata ai riferimenti anamnestici ed all’osservazione clinica può offrire svariati spunti sulle percentuali di comparsa del diabete 2 nei soggetti che si dimostrano maggiormente inclini dal punto di vista della fattorialità, permettendo d’intervenire sin da subito con una serie di atti specifici come il cambio dell’alimentazione in favore del contenimento anche del peso e soprattutto l’associazione di un regime d’attività fisica costante e progressivo nel tempo al fine di poter stimolare i processi di gluconeogenesi regolando sia il glucosio ematico assunto dopo i pasti che quello ottenibile dalla conversione di altre sostanze, grassi corporei in uso.
Tali interventi sono infatti primari e consentono di evitare l’introduzione di una terapia farmacologica basata su ipoglicemizzanti orali generalmente somministrati al solo scopo di evitare ulteriori complicazioni, in perfetto stile del concetto di prevenzione diabete 2, pronte a spingervi verso l’utilizzo d’insulina all’interno di un percorso non reversibile: per evitare tutto ciò e fornire la possibilità di migliorare la tolleranza corporea all’insulina autonomamente prodotta, evitando anche status d’iposercernenza causati proprio dall’eccessiva stimolazione delle cellule Beta del Langherans per bilanciare l’insulino-resistenza, la regolazione dello stile di vita a priori può fare tanto.
Il diabete 2 può quindi esser contrastato con tutta una serie d’interventi corretti e multi-disciplinari alla cui base risiede ovviamente l’attenzione del paziente, il primo interessato dalla patologia al quale viene richiesta cura ed aderenza ma soprattutto la non sottovalutazione delle sintomatologie.