Per molto tempo, in passato, le scuole mediche insegnavano che i problemi di emorroidi più gravi andavano risolti in modo drastico: un approccio in stile “Via le emorroidi, via il dolore”, per dirla in poche parole.
Questi interventi così invasivi a carico del paziente erano considerati un po’ l’extrema ratio in ambito chirurgico, ma il dolore spesso non andava via e alle volte, addirittura, peggiorava poiché l’asportazione di queste strutture anatomiche comportava un lungo periodo di convalescenza non del tutto a riparo da complicanze.
Molte persone di una certa età che oggi soffrono di emorroidi conservano il ricordo di ciò che avveniva in passato, spesso indiretto e legato all’operazione subita da qualche amico o parente, e conoscendone i risvolti negativi sono restie anche solo a prendere in considerazione l’ipotesi della chirurgia.
Vogliamo però tranquillizzare in merito alle operazioni sulle emorroidi: le tecniche moderne sono molto diverse da quelle di una volta, soprattutto se si prendono in considerazione gli interventi mini-invasivi effettuati con la tecnica THD Doppler.
Questa metodica chirurgica contro i problemi emorroidari è a bassissimo impatto sul paziente, avviene in anestesia locale e comporta una convalescenza minima; in più, l’efficacia dell’intervento è stata dimostrata anche nel lungo periodo.
THD Doppler si basa sul blocco dell’afflusso di sangue dei piccoli vasi sanguigni che irrorano le emorroidi, così da permettere ai cuscinetti di sgonfiarsi; in più, la metodica va a intervenire anche sugli eventuali prolassi riposizionando i tessuti dislocati.
