Aprile 15, 2024

Lavorare in cima al mondo: i lavavetri dei grattacieli da New York a Milano

Professione nata nel 1800 a New York, quando iniziarono ad essere costruiti i primi grattacieli, in passato chi si occupava di far risplendere le vetrate degli immensi edifici dislocati nella città non aveva a disposizione i macchinari necessari per raggiungere i piani più alti, per questo inizialmente ci si sporgeva sul cornicione, con un rischio altissimo di incidenti, per lo più mortali.
Nel 1931 venne ultimata la costruzione dell’Empire State Building e i lavavetri impiegati per lavarne le vetrate erano più di duemila, con morti annuali che, purtroppo, contavano 10-15 persone ogni anno. Con il tempo si passò da cinghie di cuoio legate alla vita a sostegni mobili più sicuri per lavorare, arrivando alle moderne piattaforme mobili.
Era il 2013 quando il giornalista freelance  del New York Times Adam Higginbotham dedicò cinque pagine a questa particolare professione, dopo aver seguito dalle 5 del mattino Bob Menzer, capo della squadra di lavavetri che si occupa della Hearst Tower. Questo edificio, situato nella Ottava strada di Manhattan, ha vetrate inclinate, quindi difficili da lavare, incorniciate da strutture triangolari in acciaio, che costrinsero l’architetto Norman Foster a rivolgersi agli ingegneri di un’azienda di Toronto, che in 3 anni costruirono una struttura “grande quanto una Smart”, appesa ad una rotaia e dotata di un braccio mobile, con 67 sensori e comandi di sicurezza coordinati da un computer.
Prima di Adam Higginbotham un altro giornalista, ma della BBC, decise di compiere un’impresa simile, unendosi alla squadra dei lavavetri che si occupano di pulire le vetrate dell’edificio più alto del mondo: il Burj Khalifa, 160 piani di vetro e acciaio dislocati su 828 metri d’altezza. Una forma aerodinamica fatta di curve e spigoli, che a quell’altezza vengono addirittura smossi dalle raffiche di vento. Per pulire tutte le finestre dell’edificio questi spericolati professionisti ci impiegano 3 mesi, alla fine dei quali ricominciano da capo.
Da New York, a Dubai, a Milano. La squadra che ogni giorno lava le vetrate di Palazzo Unicredit ha storie e provenienze diverse: Illyan, 46 anni è una guida alpina, Dario, 39 anni, è un operaio metalmeccanico in mobilità, Fabio, calabrese, è arrivato in città per fare il muratore e Luca, 46enne, prima lavorava in una multinazionale americana in cui tutti i dipendenti sono stati licenziati nel giro di 48 ore. Loro, e altri 6, ogni mattina si svegliano all’alba, mettono nello zaino acqua, frutta, sali minerali e si calano a 140 metri d’altezza. Per farlo non serve un’ottima azienda di noleggio autoscala Milano, ma corde sottili che, a vederle, ci si chiede come facciano a sostenere il peso di una persona.
La sicurezza, ovviamente, è all’ordine del giorno: 8 si calano e due, sul tetto, controllano che tutto proceda per il meglio. Diventare Rigger non è un lavoro per tutti: bisogna frequentare corsi con guide alpine e la forza nelle gambe è ciò che permette di svolgere perfettamente il loro lavoro. Le braccia? Servono solo a tenere l’equilibrio che, in un lavoro del genere, non è un aspetto da sottovalutare.
Articolo realizzato in collaborazione con Ciemme Noleggio, azienda che dal 1984 offre un servizio di noleggio autoscale, piattaforme aeree, autogru e macchine movimento terra.

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