Il tuo capo ti ha licenziato solo perchè non vai d’accordo con lui?Vediamo cosa fare

Il tuo capo ti ha licenziato solo perchè non vai d’accordo con lui?Vediamo cosa fare

Può capitare in alcune spiacevoli occasioni di perdere il posto di lavoro nonostante si ritenga di aver avuto un comportamento sempre corretto ed esemplare sia nei confronti dei clienti che nei confronti dei propri colleghi e superiori.

Non si riesce a comprendere bene il motivo del licenziamento e si ha la netta sensazione di aver subito un’ingiustizia: di aver perso il proprio lavoro solo perché non si va propriamente a genio al proprio capo o perché si hanno dei punti di vista differenti.

Il licenziamento

Non molti sono al corrente che il licenziamento, senza una valida motivazione, costituisce un reato. Le legge prevede infatti che il licenziamento può essere effettuato solo per cause valide a livello legislativo, come una violazione degli obblighi contrattuali sottoscritti al momento dell’assunzione.

Si parla in questi casi di licenziamento disciplinare, per giusta causa o giustificato da una motivazione soggettiva. Una seconda alternativa per cui un licenziamento può essere ritenuto valido è quando quest’ultimo avviene per cause esterne all’azienda, magari determinate da una particolare situazione in cui versa, ancora una volta parliamo di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Per far si che un licenziamento venga considerato legittimo la legge prevede, inoltre, una comunicazione obbligatoria attraverso lettera, consegnata a mano o per posta, nella quale vengono descritte in modo preciso le motivazioni. Qualora questa procedura non fosse rispettata il licenziamento verrebbe automaticamente considerato illegittimo.

Cosa si può fare nel caso si ritenga di essere stati licenziati ingiustamente?

Come si può agire, dunque, nel caso ci si ritrovi nella situazione di aver perso il proprio posto di lavoro senza una causa valida? Ciò che bisogna fare è procedere ad una impugnazione del licenziamento. Il lavoratore deve manifestare la volontà di contestare il licenziamento quanto prima, il limite di tempo massimo concesso per avviare questa procedura è di 60 giorni dal ricevimento della lettera, oltrepassati i quali si perde il diritto a contestare.

L’impugnazione può essere effettuata facendo riferimento ad un avvocato del diritto del lavoro a Brescia che si occuperà di assistere il lavoratore in tutto il percorso. Il nostro consiglio, nel caso vi ritroviate in questa situazione è l’avvocato Simona Micotti, un avvocato specializzato nel diritto del lavoro a Brescia e provincia che ha riscontrato moltissimi successi in casi riguardanti licenziamenti ingiustificati. Potete leggere di più riguardo Simona Micotti sulla sua pagina ufficiale che potrete raggiungere cliccando su questo link: www.dirittolavorobrescia.it.

Tornando alle procedure per impugnare un licenziamento, i due elementi fondamentali che le compongono sono: i termini di impugnazione e il tentativo di conciliazione.

Quando si manifesta la volontà di contestare il licenziamento è importante che il lavoratore spieghi bene quali sono le motivazioni per cui ritiene che sia stato ingiusto, deve in seguito depositare un atto alla cancelleria del tribunale ordinario. Importante sottolineare che si ha un limite di 180 giorni dal momento in cui si spedisce la lettera per l’impugnazione per farlo.

Un’alternativa all’impugnazione del licenziamento è il tentativo di conciliazione. Anche in questo caso, in un arco di tempo di 60 giorni dal ricevimento della lettera del licenziamento, bisogna comunicare al datore di lavoro la volontà di conciliare.

Perché fare riferimento ad un avvocato è fondamentale

La legge 183 del 2010 ha apportato alcune modifiche riguardo ciò che concerne le procedure per eseguire un impugnazione, oltre all’annullamento dell’obbligatorierà di ricercare la conciliazione sono state aggiunte possibilità aggiuntive per risolvere questa tipologia di controversia senza ricorrere al giudice. È per questo che fare riferimento ad un avvocato esperto in materia è diventato ormai essenziale e il nostro consiglio resta anche in questo caso Simona Micotti.

Riassumendo

La legge descrive quali sono le modalità e le motivazione valide con cui deve essere eseguito un licenziamento. Nel caso si ritenga di aver perso il lavoro per cause non corrette o che per il proprio licenziamento non siano state rispettate tutte le procedure delineate dalla legge, si può procedere all’impugnazione.

Importante ricordare che anche questa procedura è regolata dalla legge e deve essere eseguita entro 60 giorni dal ricevimento della lettera di licenziamento. È bene fare riferimento ad un avvocato, noi vi abbiamo suggerito Simona Micotti, per chiedere una consulenza e per essere assistiti nel modo corretto durante tutto il tragitto.

Un’alternativa all’impugnazione, non più obbligatoria con la legge del 2010, è la richiesta di conciliazione che elimina la necessità di ricorrere ad un giudice.