Il caso di El Fadel Breica: le analisi del consiglio sui diritti umani

Il caso di El Fadel Breica: le analisi del consiglio sui diritti umani

La commissione dei diritti dell’uomo (GTDA/ONU) con una dichiarazione relativa al cittadino naturalizzato spagnolo detenuto , stando le fonti del gruppo di lavoro delle nazioni unite, tenuto prigioniero in modo arbitrario in territorio algerino dopo che all’uscita di un ambulatorio è stato fermato e condotto in prigione , passando i primi dieci giorni in totale isolamento. Sembra stando alla documentazione del Gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite, la “colpa” del Signor El Fadel Breica è stata quella di aver dato vita ad un movimento con sede in Spagna per la promozione di un pluralismo nei campi di Tinduf , campi come ha ricordato un deputato europeo ” le organizzazione internazionali non posso effettuare controlli ” come ricordato sia dal deputo bulgaro presso il parlamento europeo sia nel rapporto della commissione sui diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, non solo viene precisato che i campi sono territorio algerino e nei quali viene esercitato il potere da parte dell’autorità algerine ma che è la stessa nazione che tollera l’insediamento dei spartisti saharoui a non permettere l’accesso ai campi ma rendere difficile la missioni di controllo anche nel caso , come questo di palese violazione di arresto illegale .
il rapporto presentato alla 87° sessione della commissione delle Nazioni Unite sottolinea che essendo ” Tinduf sul territorio algerino sono le autorità di questa nazione ad essere responsabili di quanto avviene . Tale affermazione è importante anche sul piano internazionale perché stabilisce che non vi è un territorio governato dai separatisti sahraoui “Questi fatti dovrebbero fare pensare le numerose amministrazioni locali italiane che troppo spesso danno spazio ad enti o associazione che, anche in buona fede, non conoscono tutti i fatti ad esempio che la commissione ONU giudica “preoccupanti” come la “proliferazione delle pratiche di detenzione arbitraria” e la necessità da parte delle Nazioni Unite di ” facilitare le visite in territorio algerino alfine di avviare un dialogo con il governo legittimo” e competente territorialmente . Altro elemento che dovrebbe fare comprendere alle amministrazioni locali che in buona fede continuo a sviluppare gemellaggio ed incontri con il popolo sharaoui senza passare da chi legittimamente li rappresenta. Essendo questo un popolo che vive da sempre nell’Africa settentrionale esso è rappresentato dai governi delle Nazioni in cui vive. In Marocco esso ha trovato un clima favorevole grazie all’autonomia avanzata delle provincie meridionali si tratta di trovare anche altrove lo stesso modello. Non si tratta di un popolo senza Patria ma di una cultura che vive in diverse Nazioni ma che in Marocco, grazie all’autonomia avanzata, ha avuto possibilità di crescere ed essere tutelato. Infine richiamiamo una recente sentenza della corte suprema spagnola, ha ricordato che le amministrazioni pubbliche non possono esporre in occasione di eventi o in luoghi aperti al pubblico bandiere , come quella dei separatisti sharaoui . La tutela del popolo e della cultura saharoui passa attraverso legittime istituzioni , come quelle marocchine che proprio nell’autonomia avanzata delle provincie meridionali esaltano e non riducono questa importante componete dell’Africa settentrionale

Marco Baratto