Egitto: la vera storia di Mansi El Ostoura

Di Chiara Cavalieri*

Il Cairo. Ieri, l’Esercito egiziano ha condotto una serie di operazioni contro esponenti dei gruppi estremisti attivi nella regione del Sinai settentrionale.

Negli scontri a fuoco sono rimasti uccisi 89 affiliati alle varie sigle del terrore e 8 militari egiziani.

Secondo quanto riferisce una nota governativa nel corso delle operazioni sono stati distrutti 404 ordigni, 4 cinture esplosive e diversi mezzi utilizzati dai miliziani per compiere gli attacchi. Si tratta di 59 motociclette e 52 veicoli.

Nella nota è stato sottolineato che 13 tunnel sono stati individuati e distrutti.

Si è trattato di una delle tante operazioni che le Forze di Difesa egiziane svolgono nei territori caduti in mano alle organizzazioni terroristiche durante la presidenza Morsi e che l’Egitto di Al Sisi sta cercando di rimettere sotto il proprio controllo.

Il Presidente egiziano Al Sisi

Queste operazioni ricordano nell’immaginario collettivo egiziano, la figura di “Mansi El Ostoura” che significa appunto “Mansi la leggenda”.

Mansi la leggenda

Questo personaggio era il comandante del Battaglione “Sa’ka Forces (Forze speciali) 103” e, considerando i successi inanellati durante la sua carriera e il coraggio dimostrato nel difendere il Paese in tantissime operazioni di sicurezza contro i militanti e terroristi, è considerato un eroe, un simbolo di vera dedizione, altruismo e nazionalismo.

Una carriera leggendaria che è tragicamente terminata durante un attacco da parte di 200 uomini dell’ISIS e da diversi membri del gruppo dei Fratelli Musulmani a una caserma nel Sinai che Mansi e i suoi uomini stavano presidiando.

La battaglia durò e causò l’uccisione di 40 terroristi e la distruzione di diversi veicoli, ma anche la perdita di ventitré militari egiziani incluso il colonnello.

Allo scontro a fuoco sopravvissero, anche se feriti gravemente, solo tre militari.

L’attacco alla caserma era stato ideato e pianificato proprio contro il Colonnello e come vendetta per la destituzione dell’ex Presidente egiziano Mohammad Morsi dopo il colpo di Stato del Generale Al-Sisi.

Mansi la “leggenda” era nato nel 1978 a Sharqeya e si era laureato all’Accademia militare nel 1999, era sposato e padre di tre figli.

Un suo carissimo amico ha raccontato al quotidiano “El Watan” che, sapendo di essere nel mirino del terrorismo, per ben due volte gli aveva detto di prendersi cura della sua famiglia nel caso gli fosse accaduto qualcosa.

La prima volta nel 2013 dopo il suo trasferimento nel Nord del Sinai, la seconda, nel 2016, quando venne nominato comandante del Battaglione 103 dopo l’uccisione del suo predecessore, il Colonnello Rami Hasanein.

Mansi aveva più volte detto che se fosse stato ucciso durante un attacco avrebbe voluto essere seppellito con la stessa uniforme, sporca del sangue versato per l’Egitto.

La vedova di Mansi, Manar Selim, durante un’intervista ha raccontato che lui adorava disegnare e che aveva frequentato la Scuola delle Belle Arti prima di entrare nell’Accademia militare, che scriveva poesie e aveva molti talenti, che era un uomo generoso e d’onore, che aiutava le persone in difficoltà e aveva molta considerazione delle donne che proteggeva costantemente.

Quando era in missione in Sinai entrava spesso nelle scuole per salutare i bambini e per dire loro che l’esercito egiziano era lì per difenderli, sostenendo che la guerra al terrorismo non si combatteva solo con le armi ma soprattutto con l’educazione delle giovani generazioni puntando sul dialogo e sull’amore per la patria.

Mansi El Ostoura, nonostante fosse un musulmano credente, rispettava moltissimo la religione altrui, e alla sua sepoltura oltre che nelle moschee di tutto l’Egitto venne anche celebrato nelle chiese copte. “Il martire Yahia ha completato l’esame, e ha consegnato le sue carte”.

Metafora che sta a significare il sacrificio di uomini valorosi per la Patria.

Queste furono le parole di Mansi per Yahia Hassan, suo collega e amico fraterno anche lui morto nel Sinai, parole che vengono estese a tutti i martiri dell’Esercito egiziano.

Che sia diventato una leggenda in tutto il mondo arabo è dimostrato dai giganteschi murales e foto sui palazzi e per le strade di molte città egiziane.