Dolore cronico: più del 70% dei pazienti si rivolge al medico che non ha gli strumenti per interpretare e diagnosticare la causa

17 settembre 2021 – Quando persiste oltre il normale decorso di una malattia acuta o al di là del tempo di guarigione previsto (convenzionalmente stimato a 3 mesi), il dolore viene definito cronico. Questo può essere continuo o intermittente e se non viene risolto con trattamenti adeguati viene definito “intrattabile”. In Europa il dolore cronico affligge 1 adulto su 5, in Italia sono oltre 13 milioni le persone che ne soffrono (13.181.856, il 26%) ma un terzo non si cura. 

I pazienti affetti da sindromi dolorose croniche consultano il medico in media 2-3 volte al mese, il 25% di questi pazienti afferisce ad un pronto soccorso almeno una volta in 6 mesi e il 22% viene ricoverato. L’assenza media dal lavoro per paziente è di 14 giorni all’anno. 

Dall’altra, ogni giorno ogni medico deve affrontare il dolore ma non ha le conoscenze per interpretarlo e diagnosticarlo, sia perché non è stato preparato nel corso degli studi universitari sia perché non lo misura, eppure oltre il 70% dei pazienti si rivolge al medico con questo sintomo. 

Gli esperti riferiscono che non solo che i costi diretti a carico del Servizio sanitario nazionale sono di 11,2 miliardi di euro, i costi indiretti (morbidità, esecuzione di ulteriori esami di imaging, ricoveri inappropriati eccetera) ammontano a 25,2 miliardi di euro. La “Medicina del Dolore 4.0” rappresenta la chiave di volta per la gestione del paziente.

Il tema è stato affrontato alla SUMMER SCHOOL 2021 di Motore Sanità nella sessione “La neuromodulazione del dolore cronico: dal valore clinico agli aspetti organizzativi”, in cui è stato presentato il modello Veneto nella gestione del dolore, dal Dottor Marzio Bevilacqua, Direttore UOC di Medicina e Terapia del Dolore Ca’ Foncello Treviso Centro Hub della Regione Veneto e il Dottor Gilberto Pari, Responsabile della Medicina del Dolore della C.C. S.M. Maddalena Occhiobello (RO) Centro Privato Accreditato in Regione Veneto.

 

Solo la specialità di Anestesia e Rianimazione e Terapia del dolore, tra le tutte, ha sempre avuto la mission di combattere il dolore acuto, in principio per rendere eseguibili gli interventi chirurgici e, ancor più dopo l’avvento della Legge 38/2010, anche quella di combattere il dolore cronico non oncologico. La figura dell’anestesista che si occupa solo di dolore cronico si è progressivamente affrancata dalla sala operatoria e ora, come medico, si occupa esclusivamente di questa problematica utilizzando il bagaglio di esperienza accumulata dall’anestesia ma anche ampliando l’orizzonte a nuove conoscenze proprie di altre specialità.

Il Veneto con la delibera del 2017, applicando la Legge 38, ha messo le basi per istituire la rete del Dolore secondo lo schema Hub e Spoke, presente anche nelle altre Reti, ma è di aprile del 2021 la delibera per predisporre le modalità dell’accreditamento delle strutture sanitarie che in Regione si occuperanno di dolore.

Ad oggi purtroppo sono molto pochi i medici che hanno acquisito un’esperienza consolidata sul dolore cronico e anche il numero delle strutture presenti, pubbliche e private, in grado di gestirlo, poiché fanno fatica a soddisfare la crescente domanda di visite specialistiche in questo settore. Inoltre, negli ultimi 18 mesi molti pazienti a causa della pandemia da Covid-19 non hanno potuto accedere agli ambulatori con un aggravamento della sintomatologia ed un allungamento delle liste d’attesa, vera spina al fianco di ogni struttura sanitaria.

Il dolore è sempre stato affrontato come evento acuto, ma quello che oggi rappresenta la vera sfida per il Ssn, come si è visto dai dati sopra riportati, è invece quello cronico – ha spiegato il Dottor Marzio Bevilacqua, Direttore UOC di Medicina e Terapia del Dolore Ca’ Foncello Treviso Centro Hub della Regione Veneto -. Gestire la cronicità, non solo in ambito dolore, è la sfida più complessa ed onerosa che oggi il Ssn si trova e si troverà a combattere, poiché sarà necessario reinventare compiti e funzioni in una società che sta rapidamente cambiando i bisogni, ma soprattutto si dovrà creare una nuova organizzazione territoriale per rispondere a questi bisogni e sarà indispensabile costituire dei team medici dedicati e formati”.

 

Trattare il dolore cronico di un paziente complesso significa affrontarlo in un gruppo interdisciplinare di professionisti – ha aggiunto Dottor Gilberto Pari, Responsabile della Medicina del Dolore della C.C. S.M. Maddalena Occhiobello (RO) Centro Privato Accreditato in Regione Veneto. Ciò significa che i medici devono mettere in comune le proprie conoscenze e competenze in modo da lavorare assieme per l’interesse del paziente, che desidera solo poter ritornare alle proprie attività quotidiane, anche lavorative, ma soprattutto migliorare la propria qualità di vita. Per raggiungere questo obiettivo è necessario mettere in campo più competenze per ottimizzare le risorse, creando degli appositi percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e codificati. Tutto questo è necessario sia per ottenere dei risultati tangibili sia per dare appropriatezza alle terapie mediche e soprattutto a quelle che utilizzano dispositivi medici”.

 

La “Medicina del Dolore 4.0” rappresenta per i medici il cambio di mentalità per la gestione del paziente. Sarà indispensabile pertanto: la partecipazione dei medici di medicina generale come primo nodo della “Rete del dolore” nel gestire le patologie più comuni e meno complesse (per esempio il dolore osteo-muscolo-scheletrico); essi devono filtrare i pazienti e indirizzarli al posto giusto e nel momento opportuno ai Centri superiori; la sinergia dei Centri Hub e Spoke che dovranno lavorare senza rivalità interfacciandosi a loro volta con i medici di medicina generale; predisporre di percorsi diagnostico-terapeutici definiti e condivisi, istituendo dei team interdisciplinari dedicati al dolore coinvolgendo anche i fisioterapisti e gli psicologi; riconoscere ai Centri che si occupano di dolore dei budget adeguati alla quantità e qualità di prestazioni erogate con possibilità di accesso alla sala operatoria, ai letti di degenza (ordinari e DH) e alla riabilitazione; coinvolgere nell’obiettivo sia strutture pubbliche che private poiché la domanda è enorme; creare le basi per una formazione continua per tutte le figure professionali coinvolte nella gestione dei pazienti con dolore cronico (medici, infermieri, psicologi e fisioterapisti); prospettare a breve, come per le cure palliative, l’istituzione di una specialità ad hoc riconosciuta dal Miur; favorire il miglioramento della qualità del servizio erogato attraverso l’istituzione di Certificazioni di qualità e dei sistemi di controllo (pubblici ed assicurativi).

 

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