Consulenze nutrizionali, perché sono importanti? Quando richiederne una?

Consulenze nutrizionali, perché sono importanti? Quando richiederne una?

Nelle situazioni in cui si presentano condizioni di sovrappeso o obesità è opportuno seguire una dieta ben strutturata e bilanciata, senza improvvisazioni.

Fare scelte autonome sull’alimentazione da seguire può portare ad errori che possono compromettere la salute e anche la salutare perdita di peso, per questo motivo sono importanti le consulenze nutrizionali.

Ogni persona dovrebbe avere il proprio nutrizionista di fiducia con cui instaurare un rapporto di complicità e cordialità. È grazie a questi presupposti che il paziente può discutere con il professionista dei vari problemi che l’hanno spinto a chiedere un trattamento dietetico, valutando le possibili soluzioni nel modo più corretto, limitando al minimo i danni e senza gravare troppo sulle abitudini e sullo stile di vita della persona.

Affinché, il percorso dietetico abbia successo, oltre alla stima e alla fiducia reciproca, il paziente deve credere nelle capacità del professionista, deve eseguire accuratamente le indicazioni fornite, mentre, il nutrizionista deve coinvolgerlo attivamente nel programma della dieta, credendo nella volontà di ottenere dei risultati.

Quali sono le fasi della consulenza nutrizionale?

La consulenza nutrizionale con un professionista è strutturata in più fasi, tutte indispensabili per portare avanti correttamente il piano dietetico.

La conoscenza del paziente

In questa fase il nutrizionista dialoga con la persona per conoscerla e capire i motivi che l’hanno spinta a volersi mettere a dieta e a chiedere aiuto a un professionista. Durante il colloquio vengono raccolti alcuni dati utili per la stesura del piano dietetico che comprendono le abitudini alimentari e lo stile di vita della persona.

Misurazioni antropometriche e rilievi bioimpedenziometrici

Durante questa fase si prendono le misure relative al peso, alla statura, alle circonferenze e le pliche corporee. Le misurazioni si fanno senza indumenti per evitare che commettere errori. Il test bioimpedenziometrico si effettua il bioimpedenziometro, per l’appunto, e permette il calcolo della composizione corporea in termini di massa grassa, muscolatura, acqua corporea e massa ossea.

Questi dati servono per valutare lo stato di nutrizione del paziente e fare i calcoli dei fabbisogni energetici, in modo da poter elaborare una dieta specifica e ottimale personalizzata.

Conoscenza delle abitudini alimentari e stima del fabbisogno energetico

È importante fare un’anamnesi alimentare del paziente, ovvero, un’indagine che permette di conoscere le abitudini alimentari della persona, eventuali terapia nutrizionali passate, i gusti in fatto di cibo e lo stile di vita quotidiana. Con queste informazioni, il nutrizionista può iniziare a dare dei primi consigli per migliorare le abitudini e attuare quei piccoli cambiamenti che migliorano il proprio stato di salute.

Successivamente, viene effettuata la stima del fabbisogno energetico della persona, informandosi sulle attività quotidiane come sport, lavoro, hobby e interessi, confrontando il tutto con le misurazioni effettuati in precedenza.

Con la completezza delle informazioni, dei dati e delle misurazioni, il nutrizionista può sviluppare un programma dietetico personalizzato efficace che sia il più vicino possibile alle abitudini della persona, cercando di migliorarne la qualità senza stravolgerle troppo.

La riuscita della dieta dipenderà dalla fiducia tra nutrizionista e paziente, dalla costanza e voglia di cambiamento di quest’ultimo e dal porre obiettivi da raggiungere per motivarsi ulteriormente durante il percorso di cambiamento.