Dicembre 9, 2025

Cos’è l’annullabilità dei mutui?

Di fronte alla richiesta sempre maggiore di prestiti e mutui da parte di single e famiglie, sia le banche e gli enti finanziari che la Legge stanno cercando di venire incontro alle esigenze dei propri clienti, grazie ad alcuni accorgimenti. Tra questi il più importante è probabilmente quello dell’annullabilità dei mutui. Ma di cosa si tratta?
Quando decidiamo di richiedere un mutuo, spesso ci troviamo catapultati in una realtà fatta di cifre e terminologie particolari che sembrano non avere nulla a che fare con il linguaggio dei “comuni mortali”. È chiaro che l’impiegato onesto dovrà chiarirci punto per punto tutto quello che potrebbe sfuggirci del contratto.
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Può comunque capitare che molti aspetti del mutuo o del prestito possano rimanere oscuri anche una volta chiuso il contratto. Magari, non chiediamo chiarimenti per evitare di fare figuracce, o sorvoliamo su aspetti che in un primo momento possono sembrare irrilevanti. Fino a pochi anni fa, eravamo costretti ad accettare tacitamente tutte le condizioni elencato in quel famoso contratto, persino le clausole meno chiare. In questo modo, una volta firmato il contratto, era possibile ritrovarsi di fronte a tassi di interesse elevatissimi, anche magari su consiglio di qualche consigliere non proprio trasparente.
Nel corso degli anni, fortunatamente, sono state introdotte diverse normative per regolamentare il discorso dei mutui, in particolare nell’ambito dei tassi d’interesse.
Parliamo soprattutto della prima Legge anti usura n.108 del 1996. Grazie a questo provvedimento, è stata stabilita una soglia massima prevista per i tassi d’interesse, oltre la quale si può parlare di “tassi usurai”, proprio per sottolineare la scorrettezza e l’ammontare di queste somme di denaro.
Infatti, i tassi d’interesse applicati dalle banche in passato, spesso subivano brusche variazioni nel caso in cui il cliente non fosse riuscito a versare una o più rate mensili. In questo modo, quella che poteva limitarsi a rappresentare una simbolica moratoria, assumeva invece le sembianze di un aumento assolutamente arbitrario e svincolato dai tradizionali calcoli finanziari.
Grazie a questo Decreto Legislativo, invece, i tassi d’interesse devono essere stabiliti a scadenza trimestrale direttamente dalla Banca d’Italia. Questa dovrà valutare il tasso effettivo globale annuo registrato nel trimestre precedente, aumentandolo del 50%. Si otterrà così il Tasso Soglia d’Usura, cioè il valore oltre il quale il tasso è considerato usuraio.
La Legge Antiusura n.108 del 1996 è stata poi ampliata nel corso degli anni da una serie di normative, a garanzia del rispetto e della trasparenza nei confronti dei clienti delle banche e degli enti finanziari.
La prima modifica è stata introdotta con il cosiddetto Decreto Sviluppo n.70 del 2011, grazie al quale i clienti che avessero riscontrato un tasso usurario, avrebbero potuto richiedere l’annullamento del contratto.
In particolare, il Decreto Sviluppo ha reso possibile anche la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile. Qualora il cliente dovesse ritrovarsi con una rata altissima rispetto a quella prevista, potrebbe imporre alla banca o all’ente finanziario la conversione del contratto con uno a tasso fisso.
L’ultima sentenza in merito ai tassi usurai è la n. 350/2013, emanata dalla Corte di Cassazione. Facendo riferimento alle soglie espresse dalla Legge anti usura del 1996, se la banca dovesse applicare un tasso eccessivo rispetto a quello indicato dalla Banca d’Italia per quel preciso trimestre, il cliente può fare ricorso per richiedere l’annullamento del contratto.
Il cliente è quindi tenuto a risarcire la banca o l’ente finanziario di tutto l’ammontare del denaro ricevuto, mentre la banca dovrà rimborsare interamente tutti i tassi d’interesse applicati dall’inizio del contratto fino al periodo attuale.

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