TRATTAMENTO DIETETICO DELLE ADIPOSITA’ LOCALIZZATE
Maurizio Ceccarelli M.D., B. Sc., F.Path.International Centre for Study And Research in
Aestetic and Physiological Medicine – Roma
Giuseppe Castaldo M.D.Servizio di nutrizione Clinica – Azienda Ospedaliera “G. Moscati”- Avellino
PREMESSA
Con il termine di adiposità’ localizzata si intendono delle zone del corpo, maschile o femminle,dove il tessuto adiposo presenta un metabolismo diverso rispetto agli altri distretti.Il tessuto adiposo e’ un tessuto adattivissimo metabolismo: nell’arcodi 3- 4 settimane i trigliceridi intravacuolari vengono completamente disciolti e ricostituiti. Esistono, perciòdegli attivi sistemienzimatici di costruzione (liposintesi)e di dissoluzione (l
ilpolisi) del grasso.Su questi sistemi enzimatici, nelle zone di adiposita’ localizzata, gli ormoni sessuali si inseriscono,principalmente attivando la liposintesi. In particolare il distretto trocanterico della donna è influenzato dagli ormoni estrogeni che stimolano
l’adipogenesi, creando così una riserva energetica naturale necessaria per fornire acidi
grassi al momento della lattazione.Sulla base di quanto esposto, risulta chiaro che il trattamento delleadiposita’ localizzate richiede unintervento specifico locale, perché un trattamento dietetico classico mobilizzerebbe il grasso daidistretti a normale metabolismo, lasciando quasi indenni le adiposità’ localizzate.Nel 1997, Loftus e Lane, hanno dimostrato come, su l piano genetico, l’insulina e gli estrogeni agiscono a livello della C/EBP e de
l PPAR attivando la trascriptasi per l’adipogenesi e come il GH agisca fosforilando il PPAR ed inibendo l’adipogenesi. Ne consegue che una dieta capace di ridurre i tassi circolanti d’insulina e di aumentare i tassi ematici di GH potrebbe essere utilizzata nel trattamento dietetico delle adiposità localizzate.Una dieta di questo tipo e’ una dieta proteica.
Già da molti anni Blackburn aveva utilizzato una dieta normoproteica per ridurre la massa grassa nei grandi obesi. Gli studi di Blackburn avevano dimostrato come 1,2 – 1,5 gr di proteine per kg di peso ideale consentivano una perdita ponderale di grasso con il ma
ntenimento della massa magra .Inoltre aveva dimostrato come il cervello potesse
utilizzare per l’80% del suo metabolismo i corpi chetonici e che quest’ultimi, capaci di inibire l’appetito e dare tono al paziente, non davano alterazioni metaboliche nel soggetto normale.
MATERIALE E METODI
Sulla base di quanto esposto sono state trattate, presso il Servizio di Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliera “G. Moscati” di Avellino, 725 pazienti affette da adiposità localizzata in eccesso.I criteri di esclusione dalla sperimentazione sono stati:
•Insufficienza cardiaca
•Insufficienza renale
•Diabete di 1 tipo
•Gravidanza e allattamento
•Insufficienza epatica
•Ictus pregressi
•Malattie psichiatriche
•In terapia con diuretici
•Con età inferiore ai 14 anni
Tutte le pazienti sono state sottoposte a:
•Esame clinico generale
•Valutazione antropometrica
•Bioimpedenziometria
•Plicometria sec. Durin
•Esami ematochimici
•Esami ormonali
•Bilancio elettrolitico
•Elettrocardiogramma
Le pazienti sono state trattate con dieta normoproteica (1,5 gr di proteine per Kg di peso ideale)costituita per il 50% da un integratore proteico solubile con le seguenti caratteristiche:
•Contenuto in aminoacidi secondo le percentuali esposte da Meister in Biochemestry of
Aminoacid
•Rapporto lisina/triptofano uguale a 3
•Preparazione senza idrolisi acida
Il restante 50% di proteine è stato somministrato in alimenti proteici (carni, pesci) a scarso
contenuto di glicidi. Agli alimenti proteici sono state aggiunte 500 gr di verdure a basso contenuto glicidico.In tutte le pazienti sono stati supplementati vitamine, minerali ed in
particolare potassio.Le pazienti hanno seguito la dieta per 15 giorni e poi sono state controllate.
RISULTATI
Al controllo non si sono evidenziate variazioni degli esami ematochimici, del bilancio ellettrolitico e dell’elettrocardiogramma. Gli esami ormonali hanno rilevato:
* GH: T0 7,5 T15 25
* Somatomedina C: T0 348 T15 520
* Insulina: T0 24 T15 8
La valutazione antropometrica ha rilevato:
•un calo ponderale in media di 4,6 Kg
•B.M.I.: T0 25,2 T15 23,9
•F.M.: T0 36,1 T15 31,7
•F.F.M.: T0 65,9 T15 68,3
•T.B.W.: T0 46,9 T15 48,4
•Circonferenza superiore coscia – 3,5 cm.
•Circonferenza media coscia – 2,2 cm.
•Circonferenza inferiore coscia- 1,7 cm.
•Rapporto circonferenza fianchi/circonferenza superiore coscia: T0 1,62 T15 1,78
CONCLUSIONI
La dieta proteica per A.L. sec. Castaldo-Ceccarelli si presenta come un trattamento dietetico utile per la riduzione delle adiposità localizzate in eccesso nel corpo femminile.
In particolare possiamo concludere che questa dieta:
•Non altera i parametri biochimici
•Non provoca perdita della massa magra
•Riduce l’effetto di fame per azione dei corpi chetonici
•Determina perdita delle adiposità localizzate per incremento della concentrazione ematica di Gh e riduzione di quella dell’insulina.
Calcolo delle proteine da somministrare giornalmente
Partiamo con un esempio:
Ipotizziamo che nella visita abbiamo stabilito il peso ideale (PI) della nostra paziente in 64 Kg.Il peso totale delle proteine (PT) da somministrare ogni giorno si calcola moltiplicando il peso ideale per g 1, 2 64 x 1,2 = g 76,8≈77
Abbiamo constatato che per raggiungere i migliori risultati è utile far assumere sotto forma di Integratore circa la metà delle proteine che il paziente deve assumere durante la giornata. Per semplificare i calcoli suggeriamo questa posologia:
-per pazienti con peso ideale fino a 50 kg: 2 bustine/die (g 30)
-per pazienti con peso ideale da 51 kg a 65 kg: 3 bustine /die (g 45)
-per pazienti con peso ideale oltre i 65 kg: 4 bustine/die (g 60)
suddivise tra prima colazione ed uno dei pasti.
Visto che per la nostra paziente abbiamo stabilito un peso ideale (PI) di 64 kg, dovremo farle assumere 3 buste di Integratore al giorno ( per es. 1 a colazione e 2 a cena) pari a 45 g di proteine pure. (PIN = Proteine da Integratore )
La rimanenza, cioè 77 meno 45 = 32 grammi, gliele faremo assumere con gli alimenti. (PC =
Proteine da Cibo )Come sappiamo il contenuto proteico varia in funzione della qualità degli alimenti: Perciò abbiamo suddiviso gli alimenti in 5 fasce. Ad ogni fascia
corrisponde un fattore di conversione (FC) che ci permette di calcolare quanti grammi di alimento dobbiamo somministrare per raggiungere il peso di proteine desiderato:
Fascia A: Manzo, vitello, coniglio magro, petto di pollo FC= 4,76
Fascia B: Alici, crostacei, luccio, merluzzo, palombo,rombo, sogliola, spigola FC = 5,88
Fascia C: Seppie FC = 7,14
Fascia D: Calamari FC = 8,33
Fascia E: Polpi FC = 10
A questo punto basta moltiplicare il peso delle proteine da somministrare col cibo (PC) per il fattore di conversione (FC) corrispondente all’alimento scelto per avere quanto carne o pesce o molluschi o crostacei la nostra paziente dovrà assumere nel terzo pasto.
Se, per esempio, la nostra paziente vorrà consumare il terzo pasto a base di calamari, dovremo moltiplicare 32 (PC) per 8,33 ( FC dei calamari ) e avremo 267grammi di calamari da consumare.
Se la nostra paziente opta per il petto di pollo, il fattore di conversione (FC) sarà 4,76 e quindi, di pollo dovrà mangiarne 4,76 x 32 = 152 g
In conclusione:
PI = 64
PT = 64 x 1,2= 77
PT – PIN = 77 – 45 = 32 (PC)
PC x FC = grammi di cibo da consumare
