Fino al 14 giugno il Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia, giunto gloriosamente alla sua 21° edizione, offre una panoramica d’eccezione con mostre espositive, performance, incontri e conferenze dedicati all’arte fotografica nelle sue molteplici sfumature e sfaccettature espressive e concettuali. Il 2026 ha designato come protagonista di riferimento il tema portante “Fantasmi del quotidiano” che evidenzia una prospettiva socialmente funzionale alla riflessione consapevole e responsabile. Infatti, il circuito on e off del pregevole Festival reggiano sono orientati a canalizzare e convogliare, tramite e in virtù di questa tematica testimonial, una fondamentale proiezione esistenziale, che va ben oltre l’apparenza estetica di pregio e trascende in una dimensione etica e morale, acquisendo anche un’opzione strumentale di plusvalore. Su questo aspetto saliente infatti, si sono soffermate anche le istituzioni comunali e le rappresentanze organizzative referenti, che hanno rimarcato l’intento di fornire sempre una preziosa opportunità di dialogo collettivo e comunitario, accanto e in parallelo con la proiezione artistica, che si arricchisce e si completa ancora di più proprio attraverso e mediante questa speciale mescolanza. Ecco, perché senza dubbio, il Festival riveste un’identità sostanziale sempre più rilevante e riesce ad ampliare ed accentuare l’attenzione dell’opinione pubblica, oltre che degli addetti e operatori di settore, riscuotendo un successo acclarato e dei riscontri di consenso e di apprezzamento all’unanimità, a livello nazionale e internazionale. Restando dunque in scia, la dottoressa Elena Gollini ha voluto interpellare Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) giovane esponente dell’arte contemporanea, per uno scambio di vedute e di pensieri, spaziando a largo raggio su argomentazioni varie.

D: Un tuo commento di riflessione sulla prestigiosa manifestazione della Fotografia Europea a Reggio Emilia (21° edizione anno 2026) che consolida una meritata risonanza sempre in crescita progressiva.
R: La 21° edizione rappresenta una testimonianza importante della costante crescita e del riconoscimento internazionale di questa prestigiosa manifestazione. Nel corso degli anni, essa si è affermata come un punto di riferimento imprescindibile per appassionati, professionisti e critici, offrendo uno spazio vitale per l’innovazione, la sperimentazione e la riflessione sulla fotografia come forma d’arte e mezzo di comunicazione. La sua risonanza non solo arricchisce il panorama culturale europeo, ma rafforza anche il ruolo di Reggio Emilia come capitale della creatività visiva, creando un dialogo tra diverse culture e prospettive attraverso l’obiettivo. In un’epoca storica in cui l’immagine assume un ruolo sempre più centrale nella nostra società, questa manifestazione si conferma come un’occasione preziosa per esplorare e valorizzare le infinite possibilità narrative della fotografia, consolidando la sua posizione di rilievo nel panorama artistico.
D: Un tuo commento sul tema portante di riferimento: Fantasmi del quotidiano. In che modo questa tematica intensamente significativa può avvalorare i contenuti concettuali dell’arte attuale e dei giovani artisti emergenti come te?
R: Il tema dei “Fantasmi del quotidiano” rappresenta un richiamo potente alle ombre invisibili che abitano la nostra routine e che spesso ignoriamo e questa tematica permette di esplorare tra ciò che è evidente e ciò che rimane nascosto sotto la superficie, cercando di portarlo alla luce. Affrontare questa tematica significa dare voce alle inquietudini collettive e personali, trasformando elementi quotidiani in simboli di un inconscio condiviso. L’uso di immagini legati alla vita di tutti i giorni, rivisitati attraverso tecniche innovative o linguaggi sperimentali, può intensificare il dialogo tra l’opera e lo spettatore. Credo che questo approccio consenta di valorizzare i contenuti concettuali, sottolineando come il quotidiano, spesso considerato banale, possa diventare un veicolo di significato profondo e universale. In questo modo, la tematica affrontata si configura come un ponte tra l’esperienza personale e quella collettiva, arricchendo l’arte attuale con una riflessione critica sulla nostra vita di tutti i giorni, cercando di dare voce ai sussurri del passato e a nuove visioni per il futuro.

D: Tra le importanti mostre espositive del corposo eterogeneo circuito del Festival reggiano, quale ti attira e conquista maggiormente?
R: La mostra di Marco Marcone, noto anche come Macramè, presenta una ricca selezione di fotografie che esplorano i gesti quotidiani e i ritratti delle persone provenienti da Africa, Asia e Americhe. Attraverso il suo obiettivo, l’artista cattura l’intimità e la dignità delle persone, offrendo uno sguardo profondo sulle diverse culture e tradizioni. Sono attirato da questo tipo di mostra per la sua visione di racconto di altri mondi: mondi che a noi possono sembrare lontani, ma che in realtà sono vicini e ci appartengono, perché siamo tutti parte integrante dello stesso Pianeta e quando siamo coscienti di ciò, si annullano le distanze. La mostra invita i visitatori a riflettere sulla universalità dei gesti umani e sulla diversità delle espressioni culturali, creando un ponte tra continenti e popoli attraverso l’arte fotografica.

