Nel 2026 si celebra l’importante anniversario simbolico dell’apertura ufficiale del prestigioso Museo della Figurina a Modena, dedicato al grande imprenditore Giuseppe Panini, scomparso tre decenni fa, che ha fondato la celebre casa editrice Panini conquistando intere generazioni con i suoi mitici album di raccolta, che ancora oggi hanno enorme seguito tra collezionisti ed esperti estimatori. Le figurine Panini hanno decisamente segnato un’epoca e ancora oggi appartengono ad un pregevole e pregiato patrimonio culturale e artistico. Vent’anni fa le fantastiche raccolte appartenenti a Giuseppe Panini sono state generosamente donate al Comune di Modena, che le ha trasformate in contesto museale di portata nazionale e internazionale. Modena può vantare così il titolo emblematico di Capitale Mondiale della Figurina. Giuseppe Panini oltre ad essere un geniale visionario imprenditore è stato anche un appassionato collezionista, acquisendo e conservando migliaia di fotografie storiche (circa mezzo milione di pezzi tra foto e negativi e lastre d’immenso valore). E poi cartoline, calendarietti, scatole di fiammiferi e ovviamente le straordinarie figurine storiche e iconiche, le raccolte della Liebig e della Suchard, le edizioni esclusive (vere e proprie rarità assolute) dalla metà dell’Ottocento fino alla contemporaneità. All’interno dello spazio museale istituzionale di Palazzo Margherita è conservato e custodito tutto quanto con un allestimento davvero coinvolgente, dove tutti possono tornare bambini. In occasione del ventennale di anniversario il museo ha voluto dedicare un omaggio speciale a Giuseppe Panini (definito collezionista di passioni) con immagini inedite, oggetti particolari e testimonianze video esclusive. Panini si dilettava anche di enigmistica, firmava rebus e cruciverba con lo pseudonimo di Paladino, primo simbolo dell’azienda di figurine e dalle sue raccolte è nata la rinomata Biblioteca Enigmistica di Campogalliano. Amava anche suonare la fisarmonica e i suoi strumenti musicali sono stati perfettamente collocati all’interno delle collezioni del Museo della Fisarmonica di Castelfidardo. In uno spazio d’onore del museo modenese è stata esposta la mitica figurina di Pizzaballa, che per lungo tempo era praticamente introvabile: il noto portiere dell’Atalanta si era infortunato e non poté essere presente il giorno in cui furono scattate le fotografie dei calciatori. Dunque la figurina venne messa in commercio in tempi successivi ed era in assoluto la più ricercata, innescando un vero e proprio Guinness Record. In un video Pizzaballa, oggi 86enne, racconta e spiega come è nata la famosa leggenda della sua cosiddetta “figurina impossibile”. Altra figurina da vero record è quella del feroce Saladino, risalente agli anni ’30, che ha fatto letteralmente impazzire l’Italia, tant’è che nella raccolta Buitoni-Perugina era la più rara e oggi vale un vero tesoro. Su questo contesto così unico e inimitabile è stato interpellato il giovane Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) che da vivace artista creativo ha espresso il suo guizzante commento ad elogio.
D: Un tuo commento sul prestigioso contesto del Museo della Figurina a Modena dedicato al grande Giuseppe Panini, che quest’anno celebra il suo ventennale.
R: Il Museo della Figurina di Modena rappresenta un prezioso momento di storia e cultura e la dedica a Giuseppe Panini sottolinea l’importanza di un personaggio che ha saputo valorizzare e diffondere questa forma d’arte popolare in tutto il mondo. Celebrando il suo ventennale, si rende omaggio a un visionario che ha trasformato la passione per le figurine in un fenomeno di massa, preservando un patrimonio culturale unico, promuovendo il valore dello sport, della storia e della creatività attraverso immagini che hanno accompagnato e segnato intere generazioni. Il museo, grazie alla sua collezione, continua a essere un punto di riferimento imprescindibile per appassionati e studiosi, celebrando la memoria di Giuseppe Panini e l’eredità duratura nel panorama della cultura popolare italiana.
D: In che modo, a tuo parere, la figurina come storica immagine rievocativa e come effige iconica e simbolica senza tempo, può essere di positiva ispirazione per la ricerca creativa attuale e può fornire degli spunti funzionali agli artisti contemporanei?
R: La figurina rappresenta un ricco patrimonio visivo e culturale che può offrire numerosi spunti per la ricerca creativa contemporanea, fungendo da ponte tra passato e presente e consentendo agli artisti di esplorare le radici storiche e culturali, stimolando un senso di continuità e di dialogo tra epoche diverse. La figurina può evocare ricordi, miti o valori condivisi da tutti, incentivando la riflessione critica e la sperimentazione formale e incoraggiando l’uso di tecniche e linguaggi contemporanei per rinnovare il significato delle immagini tradizionali. Come effige iconica e senza tempo, la figurina è un simbolo universale e riconoscibile, capace di trasmettere emozioni e idee profonde, utile nel realizzare opere che abbiano un forte impatto comunicativo e che rispecchino tematiche come identità, memoria e resistenza, inserendo elementi iconografici consolidati come punti di partenza per sperimentazioni stilistiche, Mi ricordano, con le dovute proporzioni, gli ex-libris dove un’immagine era contenuta all’interno di uno spazio limitato. Inoltre, la figurina può servire come elemento di confronto tra diverse culture e periodi storici, favorendo un approccio interculturale e multidisciplinare alla creazione artistica.
D: Se dovessi designare uno dei famosi album di figurine Panini come tuo preferito, quale sceglieresti e perché?
R: Direi quello inerente al mondo del calcio, soprattutto degli anni Novanta, sia per le squadre di club che delle nazionali, perché rappresentano dei contenitori di ricordi di quando ero bambino: avevo la speranza di trovare il mio idolo, ma l’album fungeva anche da collante con gli altri bambini nel momento in cui, scambiandosi le figurine per avere quelle mancanti, si creava un momento di socializzazione e condivisione. Un altro grande stimolo che mi ha saputo trasmettere Panini è stata la passione per i loghi o stemmi delle squadre, la massima espressione identitaria insieme al colore, in quanto mi condusse alla curiosità del disegno e di quello che riguarda la creazione di un immagine dove erano e sono racchiusi i valori, la cultura e la semplicità o la complessità di un simbolo. Mi piace l’idea di avere un ricordo tangibile di quel periodo, perché completare l’album richiede impegno e passione e ogni figurina raccolta rappresentava un piccolo trionfo personale.

