Aprile 19, 2026

Daniel Mannini commenta la straordinaria mostra veneziana emblema dell’arte ceramica di Lucio Fontana

L’incantevole contesto veneziano della Fondazione Peggy Guggenheim ha accolto al suo interno un’esposizione d’eccellenza specialissima, che è allestita in loco dall’11 ottobre 2025 al 2 marzo 2026 dal titolo “Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”. Si tratta della prima personale mai realizzata in ambito museale dedicata ai capolavori in ceramica del geniale maestro Fontana tra gli artisti in assoluto più innovativi e anche volutamente anticonformisti e irriverenti del XX secolo. Questa mostra, decisamente inedita e sui generis, mette in risalto una parte di produzione meno nota e conosciuta, ma altrettanto fondamentale e nevralgica nella ricerca sperimentale di questo immenso genio immortale, ovvero il suo lavoro con la ceramica iniziato in Argentina negli anni ’20 e proseguito poi per tutta la vita. Sono presenti circa 70 opere di originale eclettica visionarietà, che danno importanza alla dimensione dell’esimio artista non soltanto nella concezione di precursore e pioniere del concetto di spazialismo e di arte concettuale, ma anche di figura profondamente legata alla materia e al potenziale tattile e tangibile, espressivo e comunicativo della creta. Attraverso il percorso espositivo veneziano emerge alla perfezione l’estro talentuoso impeccabile, connesso e radicato nella fisicità e corporalità morbida, duttile e malleabile dell’argilla plasmata e forgiata con abilità sapiente e perfezione sopraffina. Su questa scia il giovane artista Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it), sempre molto partecipe in merito a mostre e iniziative artistico-culturali di rilievo, ha risposto ad alcune domande attinenti e pertinenti rivolte da Elena Gollini.

D: Un tuo commento su questa grandiosa mostra veneziana celebrativa di Lucio Fontana e della sua pregiata arte ceramica.
R: La mostra veneziana dedicata a Lucio Fontana rappresenta un evento di grande rilevanza, che celebra non solo il suo rivoluzionario contributo all’arte moderna attraverso i suoi celebri tagli e buchi che trasmettono profondità all’opera, ma anche per la sua raffinata produzione ceramica. È affascinante scoprire come Fontana abbia saputo coniugare la sperimentazione formale con l’uso di materiali tradizionali come la ceramica, elevandoli a livello di espressione artistica innovativa. La mostra offre un’occasione unica per apprezzare il suo percorso creativo e la capacità di dialogare tra arte moderna e artigianato di alta qualità, affermando il suo ruolo di artista eclettico e visionario, e per apprezzare queste opere che fanno parte della collezione Peggy Guggenheim.

D: In generale, un tuo pensiero riflessivo sull’arte ceramica e sulla sua valenza formale e sostanziale di antica tradizione, che nel tempo si è rinnovata restando sempre attuale e fungendo da filo conduttore tra passato e presente.
R: L’arte ceramica, da sempre, è un simbolo di testimonianza per quanto riguarda il nostro passato di patrimonio culturale che si è tramandato nel tempo, adattandosi alle evoluzioni estetiche e sociali. La sua presenza artistica si manifesta attraverso una vasta gamma di tecniche, decorazioni e stili, che riflettono le identità culturali di diverse epoche e territori. Dal punto di vista del contenuto, la ceramica va oltre il suo aspetto funzionale per l’uso quotidiano, assumendo un ruolo di espressione artistica e simbolica, comunicando valori, credenze e identità collettive. Nel corso dei secoli, l’arte ceramica ha saputo adattarsi alle diverse epoche riuscendo a mantenere intatta la sua essenza e diventando un linguaggio visivo universale. La sua capacità di adattarsi ai cambiamenti stilistici senza perdere di vista le radici storiche permette di creare un ponte tra passato e presente, rendendo questa forma d’arte sempre attuale e significativa. Ho avuto modo di poter avere questa esperienza artistica quando studiavo all’Artistico, che mi ha permesso di imparare che con la pratica e la pazienza si può raggiungere qualsiasi risultato voluto.

D: Un tuo commento sull’illustre Museo Internazionale della Ceramica (MIC) situato a Faenza, che racchiude la più grande produzione di arte ceramica al mondo, con oltre 60mila capolavori conservati e custoditi al suo interno (che vanno dal 4000 a.C. fino ai giorni nostri).
R: Il Museo Internazionale della Ceramica di Faenza rappresenta uno dei patrimoni culturali più ricchi e affascinanti nel panorama mondiale per questa tipologia di forma artistica. Con una collezione che supera i 60.000 capolavori, il MIC offre un viaggio straordinario attraverso i secoli, mostrando l’evoluzione delle tecniche, degli stili e delle funzioni della ceramica. La sua ampia raccolta testimonia l’importanza di Faenza come centro storico di eccellenza in questo settore, contribuendo a mantenere viva la tradizione e l’innovazione nel campo dell’arte ceramica, riflettendo le identità e le innovazioni di diverse civiltà, assumendo un ruolo importante di testimonianza e di dialogo con i visitatori e perché no, anche di possibile futuri artisti in questo ambito. I luoghi di cultura sono importanti per questo: mantenere viva la storia dell’arte e trasmettere valori e messaggi, che possono indurre l’osservatore alla raccolta di esse.

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