Aprile 19, 2026

Sindacati all’attacco della sharing economy: «Porta grandi svantaggi»

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La sharing economy nasconde molti più svantaggi che opportunità, in particolare dal punto di vista fiscale e previdenziale: è questo il risultato principale di una ricerca presentata a Roma, in occasione dell’apertura della Conferenza regionale di UNI Europa, la Federazione europea dei sindacati del settore servizi, «Cambiamo insieme l’Europa», che proseguirà nei prossimi due giorni. «Il rapporto pubblicato oggi si riferisce alla Svezia, ma i risultati sono rappresentativi per l’intera Europa, compresa l’Italia – ha spiegato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – la crescente economia detta «crowd working’ è parte del nuovo mondo del lavoro ed ha un potenziale di sviluppo positivo per la società. In questo momento, stiamo vedendo principalmente l’aspetto negativo di un mercato del lavoro quasi completamente non regolamentato, sulla coesione sociale e la crescita sostenibile. È la dimostrazione della necessità di modificare il modello di sviluppo, di lottare per un lavoro davvero dignitoso e di chiedere all’Ue il varo di standard minimi comunitari da applicare in tutti i Paesi».

La ricerca

La ricerca, durata un anno e promossa dalla Fondazione europea per gli Studi progressisti, FEPS, e da UNI Europa, analizza come la cosiddetta «sharing economy» focalizzandosi in particolare su Regno Unito e Svezia che sono i primi di una serie di Paesi ad aver reso noti i dati del sondaggio. L’indagine, nel Regno Unito, ha rivelato che i benefici del «crowd working» per i lavoratori sono di gran lunga inferiori agli svantaggi, vale a dire lavoro precario senza coperture sociali, come indennità di malattia, ferie, contributi pensionistici o garanzie di salario minimo. Le pratiche di crowd-sourcing non prevedono alcun pagamento a titolo di imposte sul reddito né versamento di contributi sociali. Ciò potrebbe comportare, in futuro, il rischio di mancati introiti fiscali e previdenziali per gli Stati, quindi una perdita di risorse economiche. I dati sulla Svezia mostrano che il 12% della popolazione sta già lavorando nell’economia digitale basata sulle piattaforme on-line, mentre il 24% sta cercando di trovare lavoro attraverso le nuove tecnologie.

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