Aprile 18, 2026

Senza il gas russo, la Germania torna al carbone

Le promesse “verdi” della ministra tedesca degli Esteri Annalena Baerbock sono diventate nere come il carbone che la Germania sta comprando per far funzionare di nuovo le sue centrali. Oltre alla Baerbock, il governo del cancelliere Scholz vede un altro verde in un ministero chiave, quello dell’Economia: Robert Habeck, proprio colui che riattivando le centrali a carbone e puntando ancora sul nucleare ha il compito di salvare l’economia tedesca in grave difficoltà. La transizione ecologica è solo rallentata o rimandata, dice il governo, ma la realtà dei fatti è che non si sa quanto tempo si dovrà usare il carbone per fa funzionare il Paese che è la cosiddetta locomotiva dei Paesi dell’eurozona. Carbone che peraltro non può più arrivare dalla vicina Russia, causa sanzioni, e deve essere comprato da molto lontano (Australia, Colombia) e fatto arrivare via mare, con costi sempre crescenti e sempre scaricati sui consumatori. L’obiettivo proclamato dagli ambientalisti era rinunciare all’elettricità derivante dal carbon fossibile entro il prossimo decennio. Ma intanto Berlino deve pensare a non lasciare al freddo i suoi cittadini nei prossimi mesi, dunque riapre le vecchie centrali. Ma manca il personale specializzato, che si era reimpiegato altrove a cause delle chiusure e dei roboanti annunci “green”. E si pensa persino a riavviare gli impianti a lignite, che usano il cosiddetto “carbone bruno”, molto più inquinamento di quello nero e bisognoso di molta acqua per attivare le turbine delle centrali chiuse. Un bel problema, dopo che la siccità estiva ha abbassato drammaticamente il livello del fiume Spree, che serve la centrale di Jänschwalde nel Brandeburgo. FONTE: https://strumentipolitici.it/germania-dalle-promesse3-green-al-nero-delle-centrali-a-carbone/

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