“Le opere di hypnos sono figure cariche di simboli ancestrali, recuperano l’empito espressionista di un Emili Nold e l’eco metamorfico ribelle di un Paul Klee, e si ricollegano a componenti affabulanti di mondi, in tipologie e loro forme di interazione, all’estremo confine di arte cinetica, le cui scene si fondono dialetticamente fino al precipitato morfologico
Pittura e ipnosi

VIVERE I PROPRI SOGNI, SENZA OSTACOLI E SENZA CONFINI
Gilberto Di Benedetto esperto di ipnosi e da ultimo anche nell’arte pittorica, intervistato da Evaldo Cavallaro noto psicologo e ipnologo in occasione di una sua mostra in merito agli strani soggetti dei suoi quadri, ha risposto con pacatezza e convinzione che quei soggetti non rappresentano la realtà così come è ma come, a sua insaputa, sgorga dal suo inconscio. Insomma tra il reale e la sua rappresentazione sulla tela c’è la mediazione dell’uomo con i suoi bisogni, istinti e sentimenti, strutturati nella personalità.
Freud ne ha dato un’immagine analogica potente definendo l’inconscio come la parte sommersa di un iceberg di cui emerge in superficie solo la punta, ossia la mente cosciente. Il resto ci sfugge e riemerge nei sogni, negli stati emozionali, nell’arte e in ipnosi.
Tutti sappiamo, per esperienza diretta, che cosa è il sogno anche se, Piaget docet, i bambini fino a sei sette anni credono che il sogno provenga dal luogo sognato e non dalla mente del sognatore. E gli stati emozionali, rapidi e improvvisi, superano la barriera della vigilanza e sconvolgono la coscienza sotto l’urto che sale dal profondo. E anche questo è esperienza diretta.
L’arte è stata definita dalla filosofia idealista “Il brillare dell’infinito nel finito” e Giovanni Gentile, Ministro della P.I. durante il Fascismo e artefice della Riforma Scolastica del 1923, considerò l’arte un momento dello spirito universale che si attua come coscienza soggettiva, dopo la filosofia e la religione.
Attualmente, e siamo agli inizi del terzo millennio, non si vede nulla che possa portare sconvolgimenti radicali nella pittura come all’inizio del Novecento. Permane nei pittori, non toccati dall’oggettivismo concettuale del Cubismo né dall’ascetismo plastico dell’arte astratta, l’esigenza di esprimere sentimenti del loro esser viventi, i più profondi e misteriosi.
Marc Chagall, maestro del colore, che non abbandona il disegno e usa gli arabeschi per dare solidità all’opera, si ispira sempre alla sua fantasia poetica rievocativa dei momenti più significativi della sua vita. Così ogni opera rappresenta un rammento della sua vita, la risonanza di un sogno, una storia che ha raccontato a se stesso. E il colore asseconda questo sentire, un colore intenso e lucente come uno smalto che ricorda il Beato Angelico. Chagall spalanca le porte dell’inconscio e dipinge in uno stato di trance dove tutto è reso possibile alle sue creature, come appare nel quadro “Il sole rosso” del 1949.
Appare evidente da questi due pittori il legame stretto che c’è tra pittura e ipnosi in quanto la loro produzione viene creata in uno stato di coscienza particolare ma del tutto naturale che non è sogno (nel sogno l’attività è solo immaginaria), non è neppure stato emozionale (l’emozione blocca i processi mentali e non ha voce), non è stato di vigilanza cosciente (qui ogni oggetto obbedisce alle regole della prospettiva e alle leggi della fisica), ma è uno stato di coscienza allargata, ove tutto è possibile fare e mescolare associando ricordi del passato alle esigenze del presente e alle speranze del futuro, esaltando con l’intensità del colore la forza dei sentimenti, in sostanza ove tutto è possibile e piacevole.
E che cos’è la trance ipnotica se non quello stato di grazia che accompagna l’artista nel dipingere?
L’ipnosi sta uscendo lentamente ma definitivamente dal limbo in cui è stata confinata da troppo tempo, confusa con pratiche magiche per l’uso e l’abuso che ne hanno fatto ipnotisti di spettacolo, confusa con uno strumento di potere per estorcere dall’ipnotizzato chissà quali segreti nascosti, criticata dalla medicina per non avere l’efficacia immediata della reazione chimica del farmaco.
L’ipnosi è un fatto naturale, nata con l’uomo e come patrimonio naturale ha un senso e una finalità. E’ conosciuta dalla notte dei tempi e si riallaccia alla mitologia greca con Esculapio, dio della medicina e assunto in cielo fra gli astri, che la praticava per curare i pazienti. Essi, chiusi in una cella per giorni e giorni, affidavano al sonno e al sogno la guarigione del loro male: il dio appariva in sogno e suggeriva i rimedi al male. Gli sciamani di ogni tempo e di ogni luogo ne proseguirono l’uso terapeutico su su fino a noi. E in questo lungo cammino l’arte è stata considerata come una favilla divina nell’uomo che va oltre il pensiero logico-razionale.
L’ipnosi come l’arte aggancia la mente inconscia: l’ipnologo lo fa con scopo terapeutico per destrutturate il sintomo di cui la persona si vuol liberare, l’artista si lascia calare nel profondo per dar forma e colore al suo vissuto.
Entrambe le esperienze sono definite da coloro che le vivono molto piacevoli, un vivere i propri bisogni senza ostacoli e senza confini, un vivere il sogno realizzandolo.
MARIA AGNESE NERI

