Continuano le vicende di Djoser, allievo del tempio di Ptha, Protettore degli Architetti , a Memfi, nell’Antico Egitto, e continua il suo viaggio attraverso la DUAT. l’Aldilà egizio. Incontri ad alto impatto emotivo lo attendono lungo le insidiose vie del Mondo-di-Sotto , come quello con NUT e GEB, gli
AMANTI DIVINI

Come per incanto, alle spalle del Portale il grande bagliore andò pian piano smorzando, consentendo al ragazzo di spingere in avanti lo sguardo e di avvertire una strana percezione, quella di muoversi in uno spazio senza tempo: né fine né principio. Uno spazio dilatato dai Due-Orizzonti, ognuno dei quali corrispondenti ad una emozione dello spirito: la capacità di leggere i propri sentimenti riflessi nel Libro-della-Natura.
I Due-Orizzonti erano spalancati davanti a lui. Due battenti. Cielo e Terra: Nut e Geb, Signora del Cielo e Signore della Terra. I Due Amanti Divini, divisi Dalla gelosia di Shu, Signore dell’Aria, che soltanto lì, all’Orizzonte, potevano incontrarsi, abbracciarsi ed amarsi.
In nessun’altra parte dell’Universo!
Soltanto all’Orizzonte.
Geb stava sdraiato su cime dirupate, valli e colline scoscese, praterie e foreste rigogliose; Nut, la bellissima Signora-del-Cielo, era distesa sopra di lui in un abbandono amoroso e sensuale. Ogni linea, ogni curva, ogni ansa del corpo di lei sinuoso e morbido si fondeva perfettamente con gli incavi, i rigonfiamenti le linee di lui.
Erano di una bellezza incomparabile. Indescrivibile. Divina. Il volto di Nut, diafano e come attraversato dal sole, di una purezza assoluta, era incorniciato da capelli di lapislazzuli blu che spargevano sul suo volto e su quello di Geb una luce azzurrina. Gli occhi erano socchiusi, custoditi in un cerchio setoso e bruno che, quando si apriva, mandava bagliori turchesi. Le labbra carnose e sensuali cercavano quelle dell’amato, altrettanto carnose e sensuali.
Le mani, affusolate e bianche, accarezzavano il capo e il corpo di Geb e quando si staccavano, nel vortice della passione, toccavano frementi cerri e nembi che strizzava mutandoli in pioggia o staccavano picchi di rocce che cadevano in acqua formando isolotti.
Gli Amanti Divini!
Djoser conosceva la loro storia d’Amore. Profonda ed osteggiata.
In tanti gliela avevano raccontata: suo padre, sua madre, l’amico Thaose e lo stesso Anubi, il suo Divino Protettore, una sera, alle fiamme del bivacco.
Un solo luogo restava, nell’Universo, dove i due Amanti-Divini potessero incontrarsi: l’Orizzonte, là dove Cielo e Terra si congiungono e si abbracciano.
Un abbraccio così intimo e così assoluto. Così totale!
D’un tratto, Djoser avvertì un certo disagio nell’osservarli; un disagio crescente che prese a scorrere impetuoso dentro di lui.
Staccò lo sguardo.
Una distesa d’acqua, a perdita d’occhio, s’era spalancata sotto il suo sguardo: un lago le cui sponde erano così distanti da sembrare un mare.
“Il Lago-della-Verità! – bisbigliò e prese a recitare:
Omaggio A Te che sei nella Residenza dell’Acqua.
Omaggio a Te, Hapy.”
Ma subito dopo venne preso da ansietà:
“Oh, povero Djoser! Come farai a passare sull’altra sponda?”
tratto da “DJOSER – I Giardini di Osiride”
di Maria Pace
